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Coronavirus a Modena

Il cinema Victoria prolunga la chiusura Soffrono tutti i locali

SERENA FREGNI
 Il cinema Victoria prolunga la chiusura Soffrono tutti i locali

Il multisala ha deciso di non proiettare film per un’altra settimana I ristoranti della zona in grande difficoltà per il calo della clientela

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IL CASO

SERENA FREGNI

È diventato negli anni un polo attrattivo dove si incontrano persone di tutte le età, da gruppi di giovani a famiglie. È la zona del cinema Victoria che, oltre al multisala, comprende anche alcuni ristoranti e locali. Un polo che in questi giorni sta pagando cara l’ordinanza di chiusura dei luoghi di intrattenimento prevista dalla Regione.

Seppur tutti d’accordo con il divieto per evitare il diffondersi del Coronavirus, ma questo ha un forte impatto, sia sul cinema che dopo aver chiuso il 24 febbraio scorso non riaprirà fino all’8 marzo compreso, sia sulle altre attività situate a fianco del multisala di via Ramelli.

«Siamo tranquilli - commenta Jessica Andreola, direttrice del Victoria - ma non vediamo davvero l’ora di riaprire, ci mancano tanto i nostri clienti». Una chiusura che pesa, non solo economicamente ma anche umanamente per un cinema abituato a fare il pieno quasi tutti i giorni: «È strano, davvero strano per noi che abbiamo chiuso solo un giorno nel 2012 a causa delle neve, ma prendiamo atto dell’ordinanza e aspettiamo nuove direttive, altrimenti il cinema riaprirà le porte il 9».

Sale chiuse, corridoi vuoti, un grande silenzio che avvolge il cinema. Ma che cosa succede invece nel cortile dove si affacciano i ristoranti? C’è chi ha fermato l’attività, come il ristorante “Iko” che, come tante altre attività gestite da cinesi, ha preferito chiudere in questo periodo, mentre c’è chi continua a tenere aperto e «tenere botta», come dice la titolare della piadineria “Doppio Zero” Debora Berti. Un luogo di ritrovo per tanti, aperto a pranzo e cena. Debora racconta come è stata questa prima settimana di chiusura e che impatto ha avuto sulla sua attività: «Questa settimana è stata dura per una realtà come la nostra. Non solo per la chiusura del cinema e delle scuole, ma anche e soprattutto per il clima di terrore e disinformazione che si è creato attorno a questa vicenda del virus, che va sì presa seriamente, ma non esasperata. Abbiamo clienti che la mattina non scendono più dall’ufficio per prendere il caffè per paura del contagio». Una situazione difficile per il locale, continua Debora: «La sera, complice anche la chiusura del cinema, i ricavi sono più che dimezzati e per una piccola impresa come la nostra, che piano piano è arrivata ad avere fino a 20 dipendenti, è un grosso problema. Alcuni dipendenti hanno preso ferie, ma saranno comunque da stipendiare e con due settimane di calo vistoso della clientela sarà un grosso sacrificio». Debora spera che tutto torni alla normalità dopo l'8 marzo: «Se la cosa dovesse protrarsi ancora per molto confidiamo in un aiuto da parte della Regione, almeno per i dipendenti, perché le imprese colpite da questa piccola crisi non sono solo quelle delle zone rosse».

La piadineria, come gli altri ristoranti della zona continua a lavorare e la speranza di tutti è quella di ritrovare un po’ di normalità. «A pranzo fortunatamente abbiamo continuato a lavorare bene con gli uffici e le ditte della zona e questo ci solleva un po’. Sarebbe importante, qualora ci fossero i presupposti di sicurezza, una riapertura di scuole e cinema anche solo per dare un segnale di normalità alle persone».

I ristoranti non si fermano e cercano di andare avanti sperando, come tanti altri locali del nostro territorio, di poter riavere le sale piene. Un ritorno alla normalità, pur con le cautele imposte dall’emergenza sanitaria in corso. —



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