I sogni dei ragazzi dell’Anffas diventano un programma radio
Due volontari dell’associazione hanno ideato una trasmissione dove si raccontano «Davanti al microfono aprono il loro cuore e confessano i problemi». Boom sui social
«Il nostro obiettivo era quello di cercare uno spazio dove i ragazzi di Anffas si sentissero assolutamente liberi di parlare ed è una cosa complicata anche per noi educatori. Per mia esperienza personale posso dire che non è così semplice, spesso mi capita di mettere dei “paletti”. Qui invece cerchiamo di dare assoluta libertà e fargli raccontare la propria storia, a modo loro. La voce sta girando e ora c’è la fila per venire in radio. Siamo contenti». A parlare così è Marcello Micheloni, che insieme ad Antonio Zanoli ha ideato “Lei non sa chi sogno io”, un programma radiofonico, trasmesso in broadcast che, anche per mezzo dei social, sta spopolando nei consensi. «È un programma radiofonico - continua Micheloni - dove si cerca di scavare dentro ai ragazzi. Ci sono alcune cose che non vedono l’ora di raccontare, altre che cerchiamo di andare a trovare insieme. È uno spazio che secondo me e Antonio può essere utile per dare una voce ai ragazzi. Inizialmente non eravamo sicuri che andasse bene, ma siamo andati avanti perché era una nostra idea. Abbiamo scoperto che i ragazzi non sono ascoltati a sufficienza e questo non perché la gente sia cattiva, ma perché forse, a volte, in primis noi educatori, abbiamo già nostri schemi mentali e non gli lasciamo abbastanza libertà. Tutte le volte che io ed Antonio finiamo la trasmissione impariamo qualcosa e ci stupiamo sempre. È una continua sorpresa. Tutte cose che io non sentivo nelle altre attività che faccio con l’Anffas. Qui invece saltano fuori. Quello che ci danno questi ragazzi è il motore che ci fa andare avanti». La coppia che dirige il progetto è ben assortita. «Inizialmente Marcello mi ha contattato per aiutarlo dal punto di vista tecnico, - aggiunge Zanoli - della formazione del programma radio, perché io ho un background professionale che mi ha portato a fare radio fin da quando avevo 16/17 anni e poi, per un certo periodo, anche a livello professionale. Abbiamo provato e in effetti, da quel momento in poi, anche se non sono un educatore, mi sono trovato immerso e spesso anche a mio agio a fare domande ai ragazzi, ad aiutare Marcello a scavare nelle curiosità che questi ragazzi possono raccontarci e cosa possono insegnarci di loro». A volte possono capitare degli imprevisti. «Ci sono ragazzi più chiacchieroni – ammette – ed altri che hanno più difficoltà nell’aprirsi. Nel raccontarsi. In alcuni casi i ragazzi hanno raccontato cose che ci hanno letteralmente stesi. Non a caso, spesso e volentieri, prima di fare le domande e l’intervista chiediamo al ragazz o alla ragazza se sono d’accordo nel parlare di una determinata cosa. In alcuni casi, infatti, sono emerse situazioni che abbiamo preferito tenere per noi perché erano effettivamente legate alla famiglia. Quindi, qualche imprevisto c’è stato ma li contiamo sulle dita di una mano. Inizialmente c’era un po’ di timidezza, un po’ di ritrosia nel voler venire in radio. Ad oggi invece, e la cosa ci sta stupendo molto, i ragazzi fanno la fila e vogliono partecipare. Quanto accade ovviamente mi riempie di gioia perché vuol dire che il progetto sta riuscendo meravigliosamente». Poi arriva lui, il protagonista dell'ultima puntata, Giulio Corsini. «Mi sono preparato veramente tanto – dice – e sono pronto anche alle domande non facili...». E tra le risposte si scopre che gli piace la musica, che ama il calcio, il nuoto ed il basket.Per quale squadra fai il tifo? “Milan”. Dimmi il nome di un nuotatore che ti piace: “Sono io. Il migliore”. —
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