Modena. A un metro di distanza per prendere un caffè: ma nessuno lo sa
L’ordinanza applicata ai pubblici esercizi obbligherebbe ad alcune restrizioni «Siamo all’assurdo: devo mettermi a misurare? E poi chi fa i controlli?»
il racconto
arianna de micheli
Chissà se dopo amuchina e mascherine saranno i metri ad andare a ruba. Quelli a nastro, piccoli. Che se ne stanno quatti quatti in un taschino. E poi, voilà, spuntano fuori alla bisogna. Per misurare la giusta distanza da covid 19. Per scongiurare al millimetro l’assembramento. «Scusate, ma voi che siete giornalisti…come dobbiamo comportarci?». Ore 7.30 in un forno del centro storico. «E’ appena passata la ragazza del bar qui vicino. Parecchio agitata mi ha chiesto: ma tu che fai? Servi i clienti come al solito? Io sono rimasta interdetta». A neanche dodici ore dall’ordinanza che impone un metro di distanza tra gli avventori di caffè, ristoranti e quant’altro – in teoria, tutti dovrebbero servire solo ai tavoli nonostante qualcuno obietti: e chi è privo di tavoli? - la ragazza “del bar qui vicino” è forse l’unica mostrare un barlume di contezza. Altrove si casca dal pero. E dire che i quotidiani, con tanto di titoli cubitali, circolano ovunque sin dal primo mattino. Ma come biasimare una distrazione che sembra dettata dalla volontà di non gettare ulteriore benzina sul fuoco? «Ma sì, è roba di ieri sera. L’hanno detto in tv», butta lì un signore anziano mentre attraversa in diagonale Piazza Grande. «Televisioni e giornali sono parenti del demonio. Raccontano balle e tu te l’ammocchi senza un lamento – controbatte il suo compare, pure lui d’età e di chiara origine campana – chista non è un’ordinanza. È una barzelletta».
Scene quotidiane (di un quotidiano al tempo del coronavirus, s’intende) di un giorno ancora tutto da farsi. Tre ore più tardi qualcosa è cambiato. «Per un po' mi sono piazzato all’ingresso. Parevo una sentinella – racconta Edoardo “in trincea” al sempre gettonato Bar Molinari – ma non posso dire tu entri, tu aspetti fuori. Io comunque il servizio lo devo dare. Anche i tavolini all’esterno…per rispettare l’ordinanza dovremmo eliminarne alcuni. E poi è da ore che allungo lo sguardo in cerca di un poliziotto, o di chi per lui. Giusto per chiedere lumi». Al pari del Caffè Canalino e di Cathedrali, bar pasticceria di Corso Duomo, Molinari rientra nella ristretta rosa dei locali che dell’ordinanza in questione ha fatto locandina da esporre. Rispetto all’alba, dunque, qualcosa è davvero cambiato. Ma non troppo. «E’ un’assurdità. O ci impongono di chiudere per una settimana, oppure non possiamo che continuare fare il nostro lavoro. Come sempre». Non che Giuseppe Giordano voglia lavarsene le mani (per quanto lavarsi le mani sia tornato di moda). Il titolare del Tramezzino, storico locale cui va il merito di aver sdoganato a Modena l’hot dog made in Usa, fatica però a nascondere il proprio scetticismo. Ad onor del vero neppure ci prova. «Ma vi pare? E se poi sono ottanta, novanta centimetri? Che faccio? Vado dal cliente minacciandolo con un metro e lo costringo a spostarsi? E mi dite a chi spetta controllare? Al gestore, ai vigili? Saranno i singoli ad agire secondo buon senso». Colto alla sprovvista è anche Fabio Della Casa, anima e cuore di Saporiamo, piccolo ma assai frequentato tempio della gastronomia in Piazza XX settembre. «Non ne sapevo nulla. Metterò un cartello: siete pregati di tenervi distanti almeno un metro. Oppure – e Fabio tenta di smorzare i toni grevi – regalerò ad ogni mio cliente un hula hoop. Ve li ricordate? Ecco, tutti a distanza di sicurezza grazie agli hula hoop». Poi lancia un’occhiata ai tavolini in esterna. «Mah, saranno sessanta centimetri. Li devo allontanare? Certo che il coronavirus sta spaventando un sacco di gente. Preoccupa l’eccessiva diffusione. Se si ammalano troppe persone…non siamo attrezzati per curare tutti. Però a questo punto o ci fanno chiudere oppure…».
Ci lasciano lavorare, concludiamo noi. Una chiosa che non giunge nuova. «Siamo sconcertati – ammette Delia del Caffe dell’Orologio – qui molti sono di passaggio. Mi sembra brutto costringere i clienti a sedersi. Anche noi che stiamo dietro il bancone in teoria dovremmo rispettare la distanza di un metro. Oh no? Il mio compagno lavora da Ermes. Avete presente quanto sono vicini i tavoli in un’osteria? Mi ha chiamato incerto su come comportarsi. Non so, forse faranno entrare poche persone». Chi non si lascia turbare dal metro salvifico è Katia Bergamini, gioviale e gentile signora che dispensa, anzi dispensava, generi di conforto agli studenti di Sant’Eufemia. «Con la chiusura dell’Università abbiamo perso un buon trenta per cento dei nostri clienti. Quindi, per quanto ci riguarda, gestire “il traffico” di avventori durante questa settimana non credo sarà difficile. Giudicate voi». Ore 11.30. Un habitué seduto al tavolino accanto all’entrata ordina il solito cappuccio. Al momento è l’unico ospite della Caffetteria del Borgo. —
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