Banco Bpm, 800 milioni di dividendi fino al 2023
Approvato il Piano industriale per i prossimi quattro anni che prevede riduzioni di organico con 1.100 prepensionamenti tutti su base volontaria
Banco Bpm, terzo istituto di credito nazionale che comprende anche il modenese Banco S.Geminiano e S.Prospero, ha approvato il nuovo Piano industriale 2020 - 2023. Il Piano prevede un obiettivo di utile netto di circa 770 milioni di euro nel 2023. Nell’arco di piano la banca promette di distribuire più di 800 milioni di dividendi e di assicurare una creazione di valore di oltre 2 miliardi di euro per gli azionisti. Tra le linee guida impostate dall’Ad Giuseppe Castagna, ci sono anche 1.100 prepensionamenti «con ricambio generazionale». Tutti i prepensionamenti sono previsti su base volontaria. Nel 2019 il numero complessivo dei dipendenti dell’istituto di credito era di quasi 22mila.
Il Piano di Banco Bpm si pone l'obiettivo di conseguire un miglioramento della qualità del credito, con un target di Npe lordo ratio del 5,9% (rispetto al 9,1% di fine 2019). Banco Bpm prevede di razionalizzare il suo portafoglio immobiliare con la cessione di «circa 1 miliardo di euro» di immobili. Ieri in Borsa il titolo di Banco Bpm, in una fase molto difficile per tutte le banche, ha chiuso a 1,71 euro con una perdita dell’8,23%.
«In merito al segmento Pmi - ha detto l’Ad Castagna - vediamo margini significativi di crescita in aree ad alto potenziale. Abbiamo aree dove siamo molto forti ma a pochi chilometri da queste aree abbiamo ampi margini di crescita. Ad esempio siamo forti a Modena rispetto a Bologna, poi a Novara rispetto a Cuneo, Verona con Vicenza, Treviso, Padova, Lucca rispetto a Firenze. Se la nostra organizzazione è stata abbastanza buona da raggiungere esiti importanti in queste aree, possiamo incrementare ancora». Sulle aggregazioni future Castagna ha detto che spera «di partecipare a un consolidamento che venga da molte banche di media dimensione che si uniscono piuttosto che da un'operazione ostile». Un riferimento alla possibile partecipazione a una nuova ondata di fusioni, anche alla luce dell'Ops di Intesa su Ubi. «Vogliamo mostrare al mercato che abbiamo una redditività sostenibile generata da core business - ha aggiunto - È la forza della nostra banca e sfortunatamente non siamo stati in grado di mostrarlo al mercato, prima per la fusione poi per l'incidente dei diamanti. Se riusciremo a dimostrarlo possiamo avere un futuro positivo anche da soli». —
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