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Kierkegaard e l’amore ai tempi del Coronavirus: videolezione alle 8 «Speriamo siano svegli»

DAVIDE BERTI
Kierkegaard e l’amore ai tempi del Coronavirus: videolezione alle 8 «Speriamo siano svegli»

Abbiamo assistito ad un’ora di filosofia via internet con la 5C del liceo Muratori S. Carlo: «Indispensabile per non perdere il ritmo» 

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MODENA. Anche se non c’è da prendere l’autobus o l’auto, la sveglia, dopo alcuni giorni di tregua, torna a essere molesta. La campanella virtuale suona puntuale alle otto e davanti alla web cam bisogna farsi trovare pronti. «Speriamo siano svegli», sorride il professor Alberto Cantini. «Non ti vedo, tu mi senti?», chiede e dall’altra parte comincia un coro di voci.

È alla scrivania davanti al suo pc, ha appena finito di creare il link per la lezione di filosofia su Google Meet: «Lo condivido sul gruppo Whatsapp, così tutti possono accedere». La prima è Sofia, via via gli altri: la 5C classico del liceo Muratori San Carlo in questi giorni sta sperimentando, come tante altre classi e scuole, lo studio ai tempi del Coronavirus. Compaiono con il loro profilo, pochi con la web cam accesa, ma ci sta: c’è chi si è appena svegliato, chi è ancora in pigiama, chi sta mangiando pane e Nutella. Che c’è di male? Si può fare lezione anche così. Chiedetelo a Kierkegaard, il filosofo danese che è protagonista della mattinata.

Cantini è pronto. «Prof., posso fare pipì?». Come a scuola, però qui non si chiede di uscire, ma di poter entrare nel proprio bagno: «Fai presto che ti aspettiamo». Verificato se l’audio funziona, che la lezione abbia inizio.

«Oggi ci soffermiamo sullo stadio estetico di Kierkegaard attraverso la figura di Johannes, protagonista del “Diario del seduttore” che fa parte dell’opera “Aut Aut”. Innamorato dell’innamoramento, seduttore intellettuale...». E così via, scivola un’ora tra lo scambio di lettere con Cordelia e il bello dell’innamoramento. «Esperienza interessante - spiega Cantini - anche per noi insegnanti che così siamo obbligati a fare passi avanti con una tecnologia che ci permette di toccare le corde dei ragazzi. L’idea è quella di riflettere su queste potenzialità per crescere. Gli studenti non si sentono abbandonati, lavorano e ricostruiscono il gruppo classe, una simulazione di relazione».

Loro, i ragazzi, si dicono soddisfatti: «È bello ovviare - spiega Diego Formenton - a eventuali problemi di comprensione grazie a questa piattaforma che ti permette di interagire direttamente coi professori». È d’accordo Elisa Sassorossi: «È un buon metodo per reagire a questa pesante situazione. I prof. si stanno impegnando: è da apprezzare la collaborazione che ognuno ci sta mettendo». Le fa eco Sofia Catellani: «Anche se la maggior parte degli studenti pensa che sarebbero bastati i compiti sul registro elettronico per non rimanere indietro, penso che l'idea delle videolezioni sia molto valida, poiché ci costringe a seguire un ritmo che altrimenti perderemmo in due settimane di reclusione. Una costanza necessaria in vista della maturità».

Anche Mirabel Imhanfeotor pensa alla Maturità: «Il metodo è molto efficace perché c’è interazione, ci permette di non perdere tempo per l’esame. Qualche problema potrebbe nascere con metodi diversi dalla videolezione, quando non c’è confronto diretto, se qualcuno avesse bisogno di chiarimenti». Ma ormai è tempo di un’altra lezione. Suona la campana virtuale e si accende la telecamera di lettere con i Malavoglia di Verga. —




 

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