Modena. Il Policlinico ai tempi del Coronavirus «Rimandato il 60% degli interventi»
Elena Vecchi, responsabile Igiene ospedaliera: «Liberare sale e forze». Stanno bene i due medici di Baggiovara infettati
MODENA. Sei interventi su dieci rimandati, la Terapia intensiva che “invade” gli altri reparti, una riorganizzazione del lavoro pensata per liberare il maggior numero possibile di medici. Il Policlinico ai tempi del Coronavirus è cambiato parecchio: si vede da fuori, con un viavai decisamente meno intenso della norma e qualche paziente con la mascherina, ma soprattutto si vede da dentro, con una riorganizzazione del lavoro resa necessaria dall’esigenza di liberare spazi e risorse.
A confermarlo è la dottoressa Elena Vecchi, responsabile Igiene ospedaliera dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, che ieri mattina ha fatto il punto sull’emergenza Coronavirus e sulla gestione dei modenesi ricoverati al Policlinico. «Dal momento che i pazienti ricoverati in Terapia intensiva stanno aumentando - spiega la dottoressa Vecchi - stiamo predisponendo al quarto piano una zona in cui portare i pazienti appena usciti dal reparto, per fare in modo che abbiano una ventilazione non invasiva, e quindi tutelare il più possibile i posti di Terapia intensiva per i pazienti che ne hanno bisogno». E proprio per liberare spazi e personale, nei giorni scorsi al Policlinico è partita una riorganizzazione che ha portato «a ridurre i ricoveri chirurgici del 60% - aggiunge la responsabile dell’Igiene ospedaliera - per “scaricare” il più possibile la Terapia intensiva: ovviamente vengono garantiti gli interventi urgenti e la chirurgia oncologica, ma gli altri sono stati o stanno per essere rimandati, in modo da liberare le sale e il personale». Tutto quello che si può rimandare lo si rimanda, insomma, «e addirittura alcuni ambulatori non utilizzati per gli interventi urgenti sono stati chiusi - spiega ancora la dottoressa Vecchi - l’obiettivo è anche recuperare personale per altre funzioni».
Organizzazione a parte, da lunedì il sistema sanitario provinciale deve anche fare i conti con due medici anestesisti - un modenese di 48 anni e una pavullese di 47 - che hanno contratto il virus: «Entrambi stanno bene - precisa la responsabile Igiene ospedaliera - e sono in isolamento a casa. Il primo operatore ha partecipato a un convegno nel piacentino, nella zona del focolaio, tra il 20 e il 21 febbraio, e dopo aver avuto i primi sintomi ha subito avvertito il primario, mettendosi in quarantena a casa. Quindi, quando è arrivato il tampone positivo, avevamo già identificato i pazienti e gli operatori con i quali il medico è stato a stretto contatto». Circa cinquanta persone (una ventina di medici e una trentina di pazienti), attualmente sotto osservazione, anche se finora nessuno dei tamponi effettuati è risultato positivo, a parte la collega pavullese, anche lei in isolamento a casa. «Oggi possiamo dire che all’ospedale di Baggiovara non ci sono focolai interni - aggiunge la dottoressa Vecchi - e le azioni che abbiamo messo in campo, in stretta sinergia con l’Igiene pubblica, hanno permesso di tutelare il personale dell’ospedale e i pazienti». In ogni caso, il monitoraggio sui contatti dei due medici andrà avanti anche nei prossimi giorni, man mano che saranno ricostruiti del tutto i loro spostamenti negli ultimi giorni prima dell’isolamento.
Ma quanti sono oggi i pazienti modenesi ricoverati per il Coronavirus? «Attualmente abbiamo quattro persone in Terapia intensiva - riprende la responsabile dell’Igiene ospedaliera - e sei ricoverati a Malattie infettive , più altre due persone in altre strutture». Dei 33 modenesi contagiati, dunque, 21 sono in isolamento a casa, mentre 8 sono ricoverati a Malattie infettive o in altre strutture e 4 sono più gravi in Terapia intensiva. —
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