Non vende più prodotti di canapa «Il quartiere aveva pregiudizi»
Matteo Ninzoli ha dovuto trasformare la sua attività in zona Braida
la storia
Ha deciso di trasformare la sua attività commerciale in cui vendeva prodotti a base di canapa in un negozio di alimentari e prodotti sfusi. Troppo difficile, a suo dire, far capire alle persone residenti nei paraggi che nella sua bottega tutto si vendeva meno che droga.
È amareggiato il giovane esercente sassolese Matteo Ninzoli, 28 anni, titolare del negozio “La Mota” in via San Paolo, nel quartiere Braida, per non essere riuscito a portare avanti un sogno che coltivava da tempo anche se sta affrontando una nuova sfida imprenditoriale.
«Un anno fa avevo aperto il negozio - spiega - mi piaceva far capire alle persone che quando parliamo di canapa non si tratta solo e soltanto di droga. Ho il fondo sotto un condominio e ho cercato tante volte di spiegare che non vendevo stupefacenti. Purtroppo le persone del quartiere continuavano a vedere di cattivo occhio questo negozio e alla fine ho deciso di riconvertirlo».
Matteo è dispiaciuto soprattutto considerato il clima generale che si respira nel quartiere: «Braida ormai è diventata una zona trascurata e difficile - è il suo parere - ci sono persone in giro che realmente spacciano droghe e certe persone hanno preferito puntare il dito contro il mio negozio senza nemmeno metterci mai piede. Se uno veniva trovava vestiti, farine, prodotti cosmetici e creme a base di canapa. La maggior parte dei miei clienti aveva oltre i 45 anni e in particolare erano signore di una certa età. Purtroppo sull’argomento ancora c’è molto bigottismo».
Matteo è una delle persone che ha introdotto, una volta autorizzata dallo Stato, la vendita di canapa light: «Non l’ho mai sbandierata, nemmeno in vetrina - spiega - a maggior ragione con una scuola situata qui nei paraggi, sapendo anche della facile associazione che poteva essere fatta. Tra l’altro continuerò ancora a tenerla in negozio per chi me la chiederà, non ho problemi». E così da una settimana nella bottega sono arrivati altri prodotti biologici, farine di grani antichi, zuppe e tanto altro ancora.
«Nel giro di una settimana si è già visto il cambio di clientela - ammette l’esercente - c’è interesse delle persone ma è un peccato, perché in realtà non era mio intento arrivare alla scelta di riconvertire la filosofia alla base del negozio».
Ninzoli non ha voluto cambiare zona: ha scelto di rimanere dopo avere fatto tutte le valutazioni necessarie.
«Non mi conveniva trasferirmi da qui per molti motivi, in primis per il fondo che utilizzo - conclude l’esercente - ma, a ogni modo, il quartiere Braida necessita di attenzione. Dal giorno alla notte si trasforma, la sera è pericoloso, ho dovuto cambiare perfino l’orario in cui porto fuori i cani a passeggio. Giri intorno solo se sei un mezzo delinquente. E poi se la sono venuti a prendere con me perché vendevo prodotti a base di canapa, talvolta giudicandomi come un criminale. Questo è assurdo, quando i criminali li ho proprio di fronte e intorno al negozio tutti i giorni». —
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