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Coronavirus a Modena

Sindaci e Ausl «Se avremo bisogno di sanitari attingeremo a tutte le graduatorie»

Gabriele Farina
Sindaci e Ausl «Se avremo bisogno di sanitari attingeremo a tutte le graduatorie»

Sindaci e aziende sanitarie a confronto per gestire l’emergenza: «Liberiamo posti letto in tutti i reparti»

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MODENA. Posti letto e mascherine in più. Scorrimento delle graduatorie per infettivologi, anestesisti, infermieri. Universitari in sorveglianza attiva. Nuove strutture per l’isolamento domiciliare. Il fronte sanitario sul Coronavirus è compatto. «Abbiamo il polso della situazione». Così Antonio Brambilla, direttore generale dell’Ausl Modena, rassicura gli amministratori nell’assemblea di ieri pomeriggio della Conferenza territoriale socio sanitaria (Ctss).

«La sanità pubblica fa la differenza», scandisce il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, presidente della Ctss. Per Luca Sircana, direttore generale del Policlinico, «con 51 posti letto in terapia intensiva si garantisce la buona tenuta dei pazienti, non tutti ricoverati per il Coronavirus».

Inoltre, il personale sanitario sta disponendo «per il prossimo periodo di liberare in tutti i reparti 3-4 posti per effettuare Tac e tamponi». Tamponi eseguiti 352 volte da sanitari modenesi, con 312 casi negativi (88,6%). Sempre Sircana illustra gli scorrimenti di graduatorie «per quando ne avremo bisogno» e nuove dotazioni, pur garantendo che «abbiamo mascherine, tute complete, caschi per far agire gli operatori in sicurezza». Brambilla anticipa che l’Azienda «ha preso contatti con un paio di strutture per gli isolamenti domiciliari con sorveglianza attiva». Una sorveglianza a cui si richiede aiuto al personale Unimore. Inoltre, da ieri «le riunioni con la Protezione Civile sono in videoconferenza per non perdere ore».

«La macchina sanitaria fa un grande sforzo, ma non è il caso di stringere le maglie?», domanda il sindaco di Sassuolo, Gian Francesco Menani. «Nei casi sospetti seguiamo criteri epidemiologici e clinici», la risposta del dottor Silvio Di Tella, direttore sanitario dell’ospedale sassolese. I primi criteri indicano i luoghi visitati e le persone a contatto con i pazienti. I secondi sono i sintomi, quali febbre, tosse e difficoltà a respirare. Non tutti i pazienti però li presentano. «Meno di cinque casi non rispondevano ai criteri epidemiologici - dice la dottoressa Silvana Borsari, direttrice sanitaria dell’Ausl - e ciò sta mettendo in crisi i protocolli». «È un problema nato negli scorsi giorni - le fa eco Sircana - ci sono pazienti positivi che non hanno avuto contatti con zone a rischio o con persone in quarantena». La “quarantena” è un problema sollevato da più amministratori. «Abbiamo adottato una mini procedura cautelativa», spiega il dottor Davide Ferrari, direttore della Salute pubblica Ausl. Si va da camere e bagni separati a usi «precauzionali» di guanti monouso e mascherine «anche chirurgiche» per i visitatori, quando le persone in isolamento sono chiuse in camera. Dopo è bene lavarsi le mani. Due i controlli quotidiani della temperatura per chi è in quarantena. Due i tamponi negativi ad almeno un giorno di distanza per dimettere chi è positivo. L’assessore alla Sanità di Carpi Tamara Calzolari conta «cinque segnalazioni in un paio di giorni» di assistenti sanitarie non tornate a casa «perché spaventate». Sui caregiver, la Ctss approva d'impiegare 1.064.733 euro, erogati dalla Regione nel 2020 secondo la delibera di giunta regionale 2318/2019. Nel 2019 sono stati 784.346 gli accessi ai prelievi, come illustrato dalla dottoressa Anna Franzelli, responsabile del Punto prelievi Ausl. Per Franzelli le ultime cifre non sono positive, tanto che gli accessi «si sono ridotti del 30% circa». —


 

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