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Tariffe sui rifiuti il Tar ha bocciato i ricorsi dei Comuni

Saverio Cioce
Tariffe sui rifiuti il Tar ha bocciato i ricorsi dei Comuni

Dal 2014 Distretto Ceramico Unione e Terre di Castelli contestavano costi poco chiari da parte di Hera e Atersir

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Bocciature a raffica, con sentenze sostanzialmente uguali, che respingono le contestazioni di molti Comuni modenesi sulle tariffe per la raccolta dei rifiuti. È questa la conclusione, al momento, di una vicenda iniziata nel 2012, quando entrarono in vigore i nuovi criteri di calcolo per il servizio di igiene urbana che dovevano essere pagati dagli enti locali a Hera.

L’esito delle tariffe che sono state impugnate si sta concludendo in questi giorni, almeno per quello che riguarda il Tar dell’Emilia Romagna. Si tratta di decine di ricorsi depositati a Bologna a partire dal 2014 in poi.

«In quelle sentenze - dicono delusi i sindaci - cambiano solo le date o poco più».

E ora? I sindaci devono comunque fare i conti con costi presentati da Atersir, l’ente che determina le tariffe sulla base dei conti presentati da Hera). Negli anni hanno fatto tutti le stesse critiche: ovvero la mancanza di chiarezza, come hanno ripetuto anche ai giudici amministrativi, sulle spese vive, gli ammortamenti, i materiali di consumo e via elencando.

Il Tar ha aspettato anni prima di prendere una decisione, mentre Hera e Atersir sono stati puntualissimi nel rintuzzare ogni tentativo di portare la questione al Consiglio di Stato, come pure chiedevano diversi avvocati per conto degli enti locali. Hanno impugnato ogni richiesta in tal senso e la macchinosa procedura è rimasta inchiodata a Bologna, mentre anno dopo anno aumentavano le tariffe.

Nell'ultima sentenza pubblicata pochi giorni fa, la settima della serie, viene bocciato il ricorso proposto da Unione dei Comuni Terre di Castelli, Comune di Guiglia, Comune di Marano sul Panaro, Comune di Zocca; in quelle precedenti erano sfilate anche quelle presentate dall'Unione dei Comuni del Distretto Ceramico.

«Le censure dei ricorrenti sono infondate - sentenziano i magistrati - È ininfluente la mancata indicazione dei costi unitari, trattandosi di specificazione che il DPR 158/1999 non impone per ogni singolo costo del servizio, ma solo in forma aggregata».

In un caso, quando arrivò il ricorso al Tar dall’Unione Terre di Castelli, venne portato a esempio di contabilità esemplare quello applicato a Padova.

Niente da fare. Per il Tar di Bologna la decisione di Atersir va bene perchè è stata presa secondo le regole formali che regolano la formazione delle tariffe.

Se poi, pare di capire, i conti sono fatti bene o male, analiticamente o sommariamente, questo è un problema che non si pone. Se a qualcuno non va bene deve porre il problema in sede politica, con i consiglieri che le maggioranze politiche dei vari Comuni portano negli organismi previsti dalla legge regionale.

Il primo a ricorrere fu il Comune di Sassuolo nel 2013, con il sindaco Caselli. Subito dopo altri colleghi, anche del Pd, si mossero assieme. Un’alleanza bipartisan battendo sempre lo stesso chiodo, la scarsità di dettagli sulla formazione dei costi del servizio.

In buona sostanza si contestava il ruolo succube di un ente formalmente pubblico, in cui il controllore si lasciava guidare la mano da chi avrebbe dovuto controllare.

Oggi molti Comuni hanno buttato la spugna, gli altri stanno decidendo se fare ricorso al Consiglio di Stato a Roma, che è l’ultima istanza a amministrativa per sbloccare la situazione.

Ma la decisione finale, da parte degli enti locali, verrà presa nei prossimi giorni, anche perchè c'è tempo per i ricorsi sino a giugno. In ogni caso gli enti locali non vogliono perdere tempo.

«C’era e c’è poca trasparenza sino a che i conti vengono presentati con poche voci – sbotta l’ex sindaco di Savignano, Germano Caroli, che fu uno degli oppositori della prima ora – Qui non si parla del costo delle mele. Ma come si fa a sapere se il prezzo è giusto per tariffe dove non si indicano i costi reali delle tante voci che lo compongono? Ciascuno di noi ad esempio, se deve costruire una casa, va a spulciarsi i costi dei materiali, dei manufatti, degli infissi e così via. Li confronta insomma. Invece i sindaci devono accontentarsi di una riga con scritto il costo forfettario della differenziata, o del porta a porta. Stop”.

Anche il sindaco di Fiorano, Tosi, rimane pensieroso.

«Non c’è quella trasparenza che sarebbe doverosa - osserva - Dopo la bocciatura dei ricorsi dovremo decidere se andare avanti o meno. Al momento non escludo alcuna opzione». La sua posizione è condivisa anche dal primo cittadino di Sassuolo, Menani, che al di là di un ufficiale “no comment” fa capire che occorre una decisione collegiale con una discussione preventiva. —



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