«Bar e ristoranti a Modena hanno perso 3,8 milioni di euro in dieci giorni»
Mauro Rossi di Rete Imprese Italia chiede misure straordinarie. Un sondaggio di Cna
i numeri
«L' emergenza Coronavirus ha avuto un impatto fortissimo su tutta le rete commerciale di prossimità che risente anche a Modena dell'andamento nazionale. In particolare da alcune prime stime prudenziali rileviamo che nei pubblici esercizi, come i bar e i ristoranti, in appena dieci giorni sono andati in fumo qualcosa come 3,8 milioni di euro».
Parole senza dubbio a effetto di Mauro Rossi, presidente Confesercenti Modena, che ha la reggenza di Rete Imprese Italia per questo primo semestre 2020 e parla per questo in rappresentanza della grande associazione di aziende. La sigla che riunisce Confesercenti, Cna, Confcommercio e Lapam lancia l'allarme: «La situazione esplosa nel giro di pochi giorni anche nella provincia di Modena per il Coronavirus - dice Rete Imprese Italia - colpisce tutte le categorie economiche e potrebbe avere un impatto fortissimo: una perdita di 3,9 miliardi di euro di consumi e di 4,7 miliardi di Pil. Si tratta di dati prudenziali e fondati su una durata limitata dell'emergenza, ma che potrebbero essere incalcolabili qualora l'allarme perdurasse. La frenata dei consumi avrà conseguenze sulle imprese soprattutto di piccole e medie dimensioni: stime parlano di una possibile chiusura di circa 23.000 piccole imprese dei servizi, della ristorazione e della ricettività, passando per il settore distributivo, i servizi alle imprese e quelli del tempo libero. E l'impatto negativo potrebbe portare alla perdita di 100.000 posti di lavoro».
«A fronte di questa situazione di crisi occorre mettere in campo misure straordinarie anche da parte degli enti locali, da cui ci aspettiamo un impegno concreto a sostegno delle piccole e medie imprese del territorio - spiega Rete Imprese Italia - Chiediamo, nello specifico, che la Tari sia proporzionalmente ridotta in relazione alla chiara minore produzione di rifiuti, che la Tosap sia tagliata per tutto il 2020 del 50%, che venga sospeso il versamento dell'acconto Imu e si proceda per l'anno in corso a una rimodulazione delle aliquote sulle categorie che più di altre stanno subendo gli effetti dell'emergenza. Un ulteriore segnale riteniamo debba giungere sul versante dell'addizionale Irpef e di altre imposte di competenza comunale».
Al tempo stesso Cna ieri ha fatto sapere che quasi tre imprese modenesi su quattro dichiarano di avere già subito ricadute negative. L’88% prevede un peggioramento dei risultati economici per il 2020. Il 67% ritiene molto probabile il ricorso ad ammortizzatori sociali. Sono i principali risultati della rilevazione effettuata dalla stessa Cna presso micro e piccole imprese attraverso un questionario che ha ricevuto 6.327 risposte, 500 di queste da parte di imprese modenesi.
«Se la fase di emergenza dovesse prolungarsi - continua Cna - due aziende su tre ritengono probabile il ricorso ad ammortizzatori sociali, percentuale che sale all’ 87% nel trasporto, al 79% nella meccanica, al 75% nella moda. Tutti gli altri comparti mostrano percentuali superiori al 63% ad eccezione dei Servizi alle imprese (il 50%). Sono numeri che dimostrano quanto sia necessaria un’azione straordinaria per sostenere l’economia e lo strumento più immediato è rappresentato dalla spesa per investimenti. Quando parliamo di investimenti non pensiamo a mega strutture, ma a piccoli interventi gestiti dai Comuni, con importi sottosoglia per favorire il lavoro delle imprese. È necessario alzare il livello di guardia contro le attività abusive, come quelle della sanità e benessere, estetica e acconciatura ad esempio». —
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