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Fumetti animati a Modena / «Durante il Boom mio padre e i suoi soci crearono un mondo tra arte e pubblicità»

Fumetti animati a Modena / «Durante il Boom mio padre e i suoi soci crearono un mondo tra arte e pubblicità»

Il figlio di Secondo Bignardi: «Oggi c’è affollamento di figure creative Il modello Modena si sviluppò a tentativi, poi esplose con Carosello»

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MODENA. Fabio Bignardi, direttore generale di Doc Design, finisce di allestire le ultime opere alle pareti della Trattoria Aldina che ospita l'appendice della mostra “Anni molto animati”. Sono disegni realizzati da suo padre Secondo Bignardi, Paul Campani e Max Garnier nel loro celebre laboratorio modenese, Paul Film.

Fabio, non è la prima mostra sullo straordinario movimento di idee che hanno costruito suo padre e i suoi soci negli anni '50 e '60 e che da Modena è arrivato a Milano espandendosi in tutta l'Italia. Qual'è l'importanza di questa mostra panoramica su quella stagione creativa in città?

«Per la prima volta in 40 anni siamo riusciti a mettere insieme tutte le case di produzione e i disegnatori dagli anni '50 ai '90. Sono stati autori e interpreti incredibili dei loro tempi. Ora per la prima volta possiamo vedere il lavoro di case di produzione e autori, Comix, Claude, Silver e tanti altri percapire come a Modena in quegli anni ci fosse la più grande centrale italiana di produzione di cartoni animati e cartoons».

Come è nato questo movimento?

«Nel 1950 con la Paul Film si sono uniti mio padre, Paul Campani e Max Massimino Garnier. Col tempo la Paul Film è diventata una struttura gigantesca e da lì sono nate altre strutture satellite a Modena e a Milano. Mio padre e altri si sono staccati e hanno formato altre case di produzione. Alcune sono ancora attive: Guido De Maria crea i nanetti della Loaker».

Restando alla Modena degli anni 50, qual'è stata la radice di questa novità, un'attenzione mai vista per il disegno e la pubblicità?

«Dopo la guerra Modena era un vivaio straordinario. Oggi vediamo le ceneri ancora accese. La Paul Film è nata per creare cartoni animati. Nel 1957, quando è iniziato Carosello, loro erano già ben collaudati e avevano una notevole esperienza alle spalle: avevano lavorato per l'Argentina, sia nei fumetti che nei cartoni, che aveva una enorme richiesta di talenti: a Buenos Aires non ne trovavano e venivano a pescare a Modena. Lo stesso vale per i cartoni americani. Alcuni Popeye (in mostra ai Musei Civici) sono stti disegnati e illustrati a Modena».

Suo padre Secondocome ha iniziato?

«Come tutti gli artisti, viveva una sua ossessione fin da bambino per il disegno. Era talentuoso. Si è diplomato prima al Venturi e poi all'Accademia di Belle Arti a Bologna con un diploma in Scenografia. Per le produzioni cinema servivano scenografie perché i cartoni, oltre all'animazione, avevano bisogno di fondali. Così ha iniziato in quel campo e si sono uniti: Max era lo sceneggiatore, Paul il disegnatore. Quindi, messi insieme, si completavano formando un gruppo unito. Pian piano, la loro avventura ha formato generazioni di animatori, disegnatori, scenografi, montaggisti, sceneggiatori».

Dopo la guerra in Italia non c'era quasi nulla in quel settore. Come hanno fatto?

«Hanno seguito una passione e le loro intuizioni. Quando uscirono i primi cartoni Disney, non c'era possibilità di sapere niente né su come li facevano né su com'erano. Potevano solo andare al cinema, guardarli e memorizzarli. Poi hanno detto: “Facciamolo anche noi”. Cercavano di capire che materiali usava la Disney. Oggi si sa tutto e subito grazie a internet. Invece loro procedevano per tentativi. Ad esempio per gli acetati si servivano da un colorificio in via Scarpa dove comperavano miscele. Le provavano per capire se il colore era adatto ai cartoni animati. Erano immersi in un territorio di esperimenti. Oggi un colorificio ti chiede di scegliere su un catalogo di 16 milioni di possibili colori».

Qual'è la loro eredità?

«La passione per l'arte e il disegno. Che in questo periodo sta esplodendo. C'è un interesse enorme per tutto quello che è stato fatto in quegli anni a livello artistico, design, fumetto e animazione».

Qual'è la differenza fra quegli anni di boom economico e i nostri? È possibile ripetere esperienze simili?

«È possibile farle con nuove discipline. La selezione allora individuava i veri talenti. Oggi, invece, nelle discipline consolidate da decenni c'è un affollamento di personalità ed è difficilmente individuabile un talento. Si può trovare in nuovi campi come social, digitale ecc, che in realtà sono già vecchi perché hanno vent'anni. Ma ci sono nuovi mercati che si aprono. Il grande concime degli esperimenti di quegli anni erano proprio il mercato in fase di boom, le aziende che chiedevano pubblicità, la tv come nuovo mezzo di comunicazione».

La Paul Film ha lavorato tanto per Carosello.

«Carosello era una macchina da guerra: consumava un'impressionante quantità di cartoni animati e produzioni. Ha creato un territorio di talenti ma un mercato che poteva metterli in moto». —
 

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