Allenamenti e gare, obbligo del medico: lo sport dei “piccoli” rischia il collasso
Si potrà svolgere attività solo dopo aver effuettuato i controlli su singoli atleti, allenatori e collaboratori presenti alle sedute
L’emergenza Coronavirus dilaga: lo sport professionistico può proseguire la propria attività con stadi, palazzetti e impianti blindati, pur tra enormi difficoltà, ma quello dei “piccoli” rappresentato da società dilettantistiche, amatoriali e Polisportive di tutte le discipline, rischia il collasso. Lo spiraglio di poter proseguire la stagione sportiva anche se a porte chiuse è stato chiuso del decreto del Governo del 4 marzo che impone la figura di un medico presente agli allenamenti di tutte le squadre, dai bambini agli adulti, e ad ogni competizione agonistica spostando la responsabilità di eventuali contagi sulle spalle degli stessi medici e dei presidenti delle società costretti anche ad affrontare costi insostenibili per chi pratica attività giovanile, amatoriale o dilettantistica.
Ecco cosa dice il DPCM del 4 marzo: «Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato; resta comunque consentito lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza presenza di pubblico; in tutti tali casi, le Associazioni e le Società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano».
La patata bollente, quindi, finisce direttamente nella mani delle società sportive che, con la collaborazione di un medico, sarebbero chiamate a misurare la temperatura e lo stato di salute di ogni singolo atleta, allenatore, dirigente e collaboratore prima di ogni allenamento e gara. E che gli stessi, ammesso di aver ottenuto l’idoneità a svolgere l’attività sportiva, osservino anche la disposizione di mantenere un metro di distanza l’uno dall’altro. Una situazione insostenibile, non percorribile per chi non ha i mezzi finanziari e le strutture di personale e logistiche dei club professionistici, che ha portato alla drastica decisione da parte di tutte le federazioni, ma anche delle società stesse di interrompere di colpo l’attività. Non giocheranno i calciatori dilettanti, si fermeranno i campionati minori di pallavolo, il basket, il rugby, l’hockey, il baseball e le altre discipline a tutti i livelli tranne qualche rara eccezione. Stop a tutti gli allenamenti e alle competizioni agonistiche, dalle prime squadre alle squadrette Pulcini con tutte le conseguenze sullo svolgimento dei campionati a questo punto a serio rischio di essere portati a termine se le disposizioni del Governo non allenteranno la morsa e concederanno un po’ di respiro. La salute prima di tutto, ma il mondo dello sport, soprattutto dei “piccoli” chiede aiuto e, pur essendo consapevole della gravità della situazione legata al Coronavirus e accettando con senso di responsabilità le disposizioni del Governo, spera che la morsa si allenti e che un minimo di attività possa proseguire. —
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