Modena «Il tribunale non può fermarsi» Gli avvocati vogliono astenersi
IL CASO
CARLO GREGORI
Le attività del palazzo di Giustizia di Modena continueranno regolarmente. Giorno per giorno la Presidenza del Tribunale farà il punto con gli avvocati, sempre disponibile a trattare i casi più delicati (trasferimenti di imputati, avvocati da zona rossa, ecc). Precedenza alle udienze importanti. Presto nuova igienizzazione per tutto il palazzo di Corso Canalgrande. Questi gli elementi principali sottolineati ieri dal presidente, giudice Pasquale Liccardo, che ha colto l’occasione per fare il punto sulla situazione dopo la nota contenente le perplessità degli avvocati modenesi pubblicata dalle Camere penali. «Con l’avvocatura m’incontro tutti i giorni - ha spiegato - cerchiamo di gestire al meglio questa situazione. Il tribunale è l’ospedale dei diritti, non può chiudere. Ci sono udienze importanti che non possono rallentare. L’edificio è presidiato dal punto di visto sanitario».
Intanto gli avvocati italiani proclamano 15 giorni di astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie, da oggi fino al 20 marzo, a causa dell'emergenza coronavirus. L'astensione è stata decisa dall'organismo congressuale forense, che non nasconde di considerare «assolutamente non adeguate a ridurre ragionevolmente il rischio di contagio» le misure disposte finora dal governo «per quanto riguarda le attività giudiziarie, incentrate sulla riduzione e sospensione delle attività relativamente alle sole “zone rosse”».
Per sottolineare l'inadeguatezza dei provvedimenti presi finora, gli avvocati evidenziano, tra le altre cose, che «già numerosi avvocati e magistrati» sono stati contagiati (caso di Milano), che visto il gran numero di persone che frequentano gli uffici giudiziari «si concretizza il rischio che gli uffici stessi divengano grande veicolo di contagio diffuso e incontrollato», che negli uffici «è arduo, se non impossibile, effettuare i controlli preventivi circa gli ambiti di provenienza delle persone» e che «lo stato degli edifici in cui viene esercitata l'attività giudiziaria, la loro inadeguatezza strutturale e la loro dislocazione non consentono un pur minimo controllo igienico-sanitario». Infine, l'organismo congressuale forense rimarca che la gestione dell'emergenza «continua in gran parte ad essere demandata a scelte discrezionali dei capi degli uffici giudiziari, che nella maggior parte dei casi hanno assunto provvedimenti volti a limitare le possibilità di contagio nelle sole aule d'udienza e nelle cancellerie. —
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