«Caso Alcar Uno, la lotta non è finita»
Cgil: «Non è la prima volta che la famiglia Levoni è protagonista di un uso spregiudicato degli appalti di manodopera»
Caso Alcar Uno, Sante Levoni: dopo che la Finanza avrebbe accertato una base imponibile di 80 milioni di euro sottratta alla tassazione e una evasione Iva di 8 milioni di euro, dopo i sequestri di terreni e fabbricati, di Ferari e di motoclette, la Flai Cgil vuota il sacco sugli appalti, lanciando pesanti accuse specifiche. «Non è la prima volta che la famiglia Levoni è protagonista di un uso spregiudicato degli appalti di manodopera, così come altri imprenditori del distretto delle carni -scrive la Flai modense - Dopo una fase un cui negli anni 2000 la Flai-Cgil aveva sollecitato le imprese, le organizzazioni imprenditoriali, le istituzioni e le amministrazioni a contrastare il fenomeno dilagante delle false cooperative di manodopera, si è iniziato a denunciare alle autorità competenti le illegalità del sistema: ovvero intermediazione illecita di manodopera, applicazione di contratti di lavoro inadeguati, evasione fiscale e contributiva a danno dei lavoratori, illeciti vari nella conduzione delle cooperative stesse, spesso di fatto gestite delle aziende committenti». Ed ecco che si va nello specifico: «La famiglia Levoni non si è fatta mancare nulla: una cooperativa di manodopera “fatta in casa”, la “Log-man”, gestita da famigliari dei Levoni; un’altra cooperativa, “Alba Service”, il cui presidente denunciava sconsolato al tavolo prefettizio che i soci-lavoratori venivano gestiti di fatto dall’azienda committente; un’altra cooperativa ancora, la “Planet”, che faceva parte del famigerato “Consorzio Job Service” che, oltre a produrre cooperative una dietro l’altra (tra le quali quelle che operavano anni fa in Castelfrigo), creava buchi milionari per l’erario». «Infine - scrive la Flai Cgil - in piena vigenza del Testo unico della Regione Emilia Romagna per la “Promozione della Legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili”, la richiesta di finanziamenti pubblici per 7,6 milioni di euro (di cui 1 milione dalla Regione Emilia-Romagna!) per le “innovazioni tecnologiche” e per espandere, di fatto, il modello vincente degli appalti di manodopera». «Le indagini della Finanza hanno confermato ancora una volta che un modello di sviluppo basato sugli appalti di manodopera e sulla riduzione dei diritti dei lavoratori si porta dietro anche l’illegalità – dichiara Marco Bottura della Flai/Cgil di Modena. - Non è la scoperta di oggi, ma la conferma di quanto sta avvenendo da troppi anni». Sul caso interviene anche Stefania Ascari, parlamentare M5S: «Se le ipotesi di reato fossero confermate, si tratterebbe di un ennesimo caso di illegalità nel settore della lavorazione delle carni - dice Ascari - Un settore che ho portato all’attenzione di vari ministeri con un’interrogazione» L’atto è stato discusso lo scorso 9 luglio alla Camera».
Soddisfazione dal sindacato Si Cobas nazionale: «Tutto ciò conferma quanto Si Cobas e i lavoratori di Alcar Uno e GlobalCarni hanno denunciato per oltre due anni, pagando coi licenziamenti, le manganellate fuori ai cancelli, il carcere e le montature giudiziarie. Ora che il re è nudo, come sempre arrivano le dichiarazioni e i comunicati fuori tempo massimo della Cgil modenese». —
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