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Modena, le rette bloccate e gli asili chiusi, stipendi a rischio per 2500 maestre

Stefano Luppi
Modena, le rette bloccate e gli asili chiusi, stipendi a rischio per 2500 maestre

Le coop gestiscono scuole d’infanzia in tutta la provincia. Si prepara anche un sit-in di protesta davanti al municipio

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MODENA. Una emergenza lavorativa legata all’emergenza sanitaria. Rischia di essere questo lo scenario per circa 2500 educatrici di asili nido e scuole d’infanzia della provincia che, con l’attività didattica prima chiusa e oggi sospesa dalle ordinanze governative, vedono a serio rischio stipendi già molto bassi.

Queste professioniste, in stragrande maggioranza donne, gestiscono in asili e materne tramite cooperative che hanno vinto gli appalti a Modena e in tanti altri comuni. E se non accolgono i bambini, le maestre vedono in forse il proprio stipendio nonostante ora giunga a loro parziale tutela il fondo integrativo salariale che garantisce fino all’80% dello stipendio.

C’è preoccupazione, dunque, tanto che potrebbe arrivare nei prossimi giorni un sit-in in Comune per sensibilizzare sul tema.

Dalle elementari in poi il mondo della scuola si sta attrezzando, utilizzando tutti gli strumenti che permettono lezioni e compiti a distanza per gli alunni. Da qui lezioni e compiti davanti a Skype o utilizzando whatsapp. Ma la situazione, evidentemente, non può essere la stessa per le maestre di alunni fino ai sei anni di età: “da remoto”, via computer, non si possono fare giocare i bimbi.

La questione è particolarmente delicata per le cooperative che gestiscono i vari appalti: accanto a qualcuna di più piccola dimensione, a Modena sono attivi i “colossi” Gulliver di via Galileo Galilei e Domus di via Emilia Ovest. «Noi gestiamo - spiega Massimo Ascari, presidente di Gulliver - circa 40 asili nido e materne nella provincia di Modena, a Formigine, a Fiorano, nella Bassa, nell’Unione Terre d’argine, ma anche nel Mantovano e a Torino. Il nostro personale è composto da 2mila persone di cui 800 circa nel comparto nidi e scuole d’infanzia. Ci stiamo attrezzando dopo la prima settimana di chiusura per attività indirette, senza bambini, come programmazione, attività non frontali, documentazione. È quanto viene fatto normalmente al pomeriggio quando gli alunni vanno a casa».

Situazione non semplice: «Per niente - continua il presidente - anche perché è vero che ora c’è il Fondo di integrazione salariale, ma noi, come azienda, abbiamo 110 persone che si occupano di amministrazione e tutti i costi fissi. Possiamo resistere, avendo 10 milioni di euro di patrimonio, ma se non abbiamo il flusso derivante dalle rette scolastiche alla lunga come faremo?”.

Situazione altrettanto precaria alla Domus, che impiega 1700 persone e ha un fatturato di circa 46 milioni di euro. «Noi abbiamo oltre 800 persone - riassume il presidente Gaetano De Vinco - impegnate negli asili, materne e attività di sostegno per i disabili. Stiamo anche partendo con alcuni servizi sostitutivi della attività scolastica: ad esempio a Castelfranco con il Comune ipotizziamo ore di sostegno a casa di disabili, se la famiglia è d’accordo. Le nostre educatrici di nido e materne, invece, in questi giorni non svolgono attività e per loro abbiamo chiesto la cassa integrazione speciale anche se qualcuna è stata temporaneamente ricollocata nelle attività assistenziali. Per noi comunque resta la perdita di fatturato che in un mese potrebbe arrivare a un milione di euro».

La situazione è per fortuna più stabile per le dipendenti comunali del comparto, circa 300, come spiega la dirigente scuola Patrizia Guerra: «Già questa settimana le colleghe sono rientrate nel loro luogo di lavoro e ora si dedicano a preparare gli spazi nelle classi, a riposizionare i materiali dopo le pulizie del personale, a fare la programmazione necessaria per quando si tornerà in classe. Devo dire che tutte sono molto responsabili e attive: mi scrivono per sapere ce c’è bisogno. Rispetto al personale esterno, ovviamente, per loro non c’è il problema stipendio, dopo che si è risolta la settimana in cui il servizio è rimasto chiuso».

I sindacati hanno avuto un ruolo centrale nel dare un po’ di sollievo alle 2500 maestre ed educatrici del privato impegnante nel pubblico, come spiega Moehcine El Errag della Cgil-Fp: «Ci sono molte cooperative - spiega - che danno servizi impiegando personale con paga base molto bassa, ai limiti della sopravvivenza. Ora siamo riusciti a garantire, per queste 2500 persone attive nel Modenese, il fondo di integrazione salariale che arriva all’80% della remunerazione di stipendi che vanno da 400 a 800 euro, poche volta fino a mille. Occorre fare di più, incontrando i comuni e le cooperative per arrivare almeno a quel 20% mancante». —
 

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