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azionariato 

Comuni modenesi, partecipazione dimezzata in dieci anni

L.G.

Oggi le amministrazioni della provincia hanno in mano il 7,92% della società, mentre la Fondazione  possiede l’1,39% delle quote

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Quanto pesa il “sistema Modena” in Hera, la società nata nel 2002 dall’unione di dodici imprese dei servizi pubblici, alle quali nel 2006, con un’operazione di fusione per incorporazione, si è aggiunta anche la modenese Meta? Al momento, i Comuni della provincia di Modena hanno in mano il 7,92% dell’azionariato della società: una quota importante (al terzo posto dopo il 15,69% dei Comuni romagnoli e il 12,28% di quelli bolognesi) che si è però dimezzata nel giro di dieci anni.

Nel 2008, infatti, la quota in mano ai Comuni modenesi era del 15%, calata gradualmente a causa delle cessioni effettuate da diverse amministrazioni, arrivando così a possedere poco meno dell’8%. A fare la parte del leone è il Comune capoluogo, che oggi ha in mano il 6,52% di Hera, che in termini assoluti significa 97.107.948 azioni. E proprio per garantire il ruolo pubblico nella società, nel maggio del 2018 il Comune di Modena ha deciso di “bloccare” circa 5 milioni e 300mila azioni nell’ambito del patto modenese che contribuisce al più generale patto di sindacato. In sostanza, il patto prevede un vincolo di intrasferibilità su una quota di azioni di proprietà degli enti locali che rappresenta il 38% dell’azienda. Si tratta di una quota sufficiente ad assicurare la maggioranza dei diritti di voto grazie al cosiddetto “voto maggiorato” introdotto nello statuto sociale nel 2015.

L’aumento del numero di azioni “bloccate” da parte del Comune di Modena, che arriva ad assoggettarne al sindacato di blocco complessivamente circa 77 milioni e 522 mila su un totale di oltre 97 milioni possedute, è stato necessario per la mancata approvazione del rinnovo del patto di sindacato da parte dell’Unione Terre dei Castelli che avrebbe vincolato, appunto, 5 milioni e 300 mila azioni.

Ma come è composto l’azionariato di Hera? Al 31 dicembre 2018 il 52,14% delle quote era in mano ad azionisti privati, mentre il 47,86% era distribuito tra i Comuni delle province di Bologna (12,28%), della Romagna (15,89%), di Modena (7,92%), Ferrara (1,88%), Trieste (4,03%), Padova (3,10%) e Udine (2,96%).

Per quanto riguarda l’azionariato privato, uno degli azionisti principali è rappresentato dalla Fondazione di Modena, ex Fondazione Crmo: secondo l’ultimo bilancio, la partecipazione nella società era dell’1,39%, che in termini assoluti significa 20.700.000 azioni attualmente in mano all’ente di palazzo Montecuccoli. —

L.G.

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