Polveri sottili in vistoso calo «Ma non è solo l’effetto virus»
Dal 25 febbraio Pm10 contenute anche se Modena resta la peggiore in regione Arpae: «Dovuto a un mix di traffico ridotto per le misure e di venti primaverili»
Prosegue il calo vistoso delle polveri sottili nelle ultime due settimane a Modena. È dal 25 febbraio - ultimo giorno di sforamenti dei limiti - che i livelli sono contenuti, tranne il sabato. Le cause sono tre e intrecciate tra loro, spiegano gli esperti di Arpae: da un lato l’effetto di riduzione del traffico urbano imposti dalla prevenzione al Coronavirus; si è poi verificato un effetto meteo favorevole: due giorni di vento; infine, la temperatura primaverile ha spinto ad abbassare il riscaldamento domestico. I dati parlano chiaro: l’ultimo giorno di sforamento per Modena è stato il 25 febbraio con 61 microgrammi di Pm10. Il dato era molto elevato a livello regionale ma sotto Parma (73) e Piacenza (67). Da quel giorno è iniziata una lenta discesa: 34 il 26, 17 il 27, 23 il 28, 43 (sabato) 29 e poi di nuovo in discesa fino a ieri (36). I valori sono simili a quelli delle altre province, anche se più alti (soprattutto rispetto a Bologna). Restando ai dati Arpae per ieri, si nota poi che la fascia di inquinamento maggiore da polveri sottili resta tra la Bassa e la zona urbana, mentre cala man mano verso l’Appennino: lo confermano i dati delle stazioni locali. Se il minimo arriva dalla stazione di rilevamento Sassuolo-Edilcarani (22), il dato massimo resta come sempre via Giardini a Modena (36). Dato massimo anche per monossido di carbonio (60). Anche a livello regionale infine il dato di via Giardini è il più elevato, seguito da Carpi (33) e Guastalla (32), mentre tutti gli altri punti di rilevamento, soprattutto quelli montani, sono bassi e oscillano tra 22 e 12.
È possibile che questo calo vistoso nelle ultime due settimane dopo 36 sforamenti in soli due mesi (quando il limite annuale è di 35) sia dovuto al traffico ridotto causato dalle misure contro il coronavirus? Risponde la dottoressa Carla Barbieri di Arpae Modena. «In parte sì, ma sarebbe sbagliato leggere i dati solo sotto questo profilo. In realtà questo elemento va letto insieme ad altri fattori. Il primo riguarda una depressione meteo che si è formata dopo un un’alta pressione tropicale: dal 20 al 25 caldo, poi il 26 e il 27 febbraio è arrivato un forte vento che ha spazzato via le Pm10 dalla Romagna all’Emilia. Per questo sono così vistosi i cali dei valori in quei giorni».
Va aggiunto che alla fine di febbraio il coronavirus era un problema ancora molto locale e i provvedimenti presi erano blandi rispetto a quelli attuali: il traffico urbano era calato ma non in maniera tanto drastica.
C’è poi un terzo fattore di stagionalità. Spiega la dottoressa Barbieri: «Marzo è un mese invernale. Vediamo però già la fioritura in atto. È un marzo primaverile. Di solito in questo mese non ci sono giornate di vento come quelle di fine febbraio e inoltre è presente una maggior concentrazione di inquinanti nell’aria proprio per le situazioni tipiche di quel periodo dell’anno. Invece quest’anno non solo il vento ha ripulito l’aria ma si è innalzata la temperatura. E quindi tante persone hanno abbassato il termostato del riscaldamento quando stavano a casa, contribuendo così ad abbassare le emissioni del riscaldamento domestico che come è noto incidono sulle Pm10. Detto questo, è chiaro che questi tre fattori hanno agito insieme e quindi non si può sapere quale fattore prevale sugli altri». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
