Modena Se non esci di casa Giulia, Federica e gli altri volontari fanno la spesa per te
Il servizio “AiutiaMOci” attrezzato per portare cibo e farmaci «Niente contatti, tutto avviane a distanza di sicurezza» Tutte le informazioni per usufruire di questo servizio
MODENA. Il grande cuore dei modenesi resiste al Coronavirus e continua a battere per gli altri. Per chi, per esempio, non può fare la spesa o acquistare farmaci perché deve restare in casa per evitare il rischio di un contagio.
Dal mondo universitario, Giulia e Federica hanno lanciato un progetto: AiutiaMOci. Un dialogo tra le giovani s’è tradotto in una rete che raduna già oltre trenta volontari. Telefonate e messaggi fioccano da martedì. Provengono da Modena, da Sassuolo, da Castelvetro, da altri luoghi della provincia.
«Il servizio base che offriamo è fare la spesa all’anziano in casa che preferisce non uscire - spiega Giulia - e quindi delega a noi. Abbiamo costruito un database con tutti i dati dei volontari, divisi per zona». Le persone interessate possono contattare il gruppo in diversi modi. Possono chiamare al telefono (331 3838777, 366 5256788), inviare una mail (aiutiamoci.modena@gmail.com), scrivere sulle pagine Facebook e Instagram.
Il “quartier generale” raccoglie la segnalazione e indirizza la richiesta al volontario più vicino.
«Lo mettiamo in contatto con la persona che ha bisogno - prosegue Giulia - così si accordano per il servizio. I pagamenti avvengono in contanti sia per la spesa, sia per i farmaci». Il gruppo conosce le stringenti norme contenute nel decreto firmato da Giuseppe Conte. Non intende effettuare spostamenti inutili, né mettere in pericolo la salute di nessuno. «Vogliamo minimizzare i rischi», aggiunge Giulia.
Così i volontari di AiutiaMOci hanno pronte le contromosse: guanti e mascherine, distanza oltre il metro, consegne davanti alla porta (con gli scontrini, per trasparenza) e soldi raccolti a distanza, magari lasciati su un ripiano.
«Ci affianchiamo alle associazioni che già operano sul territorio - interviene Federica - perché vogliamo fare tutto rispettando le regole e il buon senso. Cerchiamo di non creare problemi, anzi, vogliamo essere utili al massimo. Portiamo una forza lavoro in più. Tante associazioni sono in difficoltà, perché diversi volontari non possono uscire».
La missione è rispondere ai criteri di necessità previsti dal decreto, rendendo proprie le necessità altrui. «Ci siamo informate bene se potevamo farlo - fa eco Giulia - e non mandiamo nessuno allo sbaraglio. Tutto avviene nel rispetto delle norme, perché le nostre uscite sono fatte per necessità».
Parlando di uscite, entrambe le giovani hanno messo in pausa la movida. «Bisogna seguire le regole e i protocolli - riprende Federica - cercando di rinunciare tutti a un pezzo della nostra quotidianità. Prima lo facciamo, prima riusciremo a uscire dall’emergenza. Lo facciamo per difendere i nostri cari, le persone a noi vicine. Siamo una comunità, non solo degli individui. Abbiamo visto assalti ai supermercati e persone che se ne fregano delle regole. Noi invece ci rimbocchiamo le maniche per dare una mano e pretendiamo che tutti seguano le regole».
«Martedì ho fatto cinque videochiamate per restare in contatto con gli amici - rimarca Giulia - pur restando a casa. Sostituire le uscite è fattibile, non è niente di disumano. Minimizzare il rischio di contagi è fondamentale».
Le persone positive al test possono fare riferimento all’associazione di volontariato Fratres Mutinae. Una squadra di sei volontari è già attiva sul territorio per ricevere segnalazioni (al numero 334 2216887) e presentarsi in farmacia, dal medico o al supermercato. Guidati dal direttore sanitario Cristian Perez, anestesista, si muovono con mascherine e protezioni per ridurre al minimo i rischi di contagio. —
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