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le indagini 

Autopsia su 3 dei 5 cadaveri: il tampone virus è negativo

C.G.

Lavoro senza sosta all’Istituto di Medicina legale per l’esame dei corpi dei primi detenuti. La Procura apre il fascicolo su devastazioni e violenze

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«Un’attività incessante». Questo è l’unico commento ripetuto ieri sera dalla Medicina Legale: i medici coordinati dal professor Enrico Silingardi stanno svolgendo da ore le autopsie sui primi tre dei cinque corpi di detenuti morti a Sant’Anna su incarico della Procura di Modena (gli altri quattro saranno sottoposti ad autopsia nelle città dove sono arrivati deceduti durante i trasferimenti). Il via libera è arrivato nel primo pomeriggio di ieri quando l’accertamento preliminare è risultato negativo: i corsi sono stati sottoposti ai tamponi e nessuno è risultato infetto da coronavirus. Da quel momento lo staff medico legale ha lavorato senza sosta all’esame autoptico per chiarire le cause del decesso. Cause che, secondo il rapporto della polizia penitenziaria presentato in Procura, vanno ricondotte a un’overdose collettiva da stupefacenti. I particolare dal mix di metadone (un succedaneo dell’eroina che serve per la terapia), da benzodiazepine (molecole per calmare l’ansia) e da altri farmaci rubati dalla cassaforte scassinata nell’infermeria ospedaliera durante la rivolta.

Già a una prima analisi medico-legale, nell’immediatezza del ritrovamento dei corpi, avvenuto in più fasi appena sedata la rivolta nel carcere isolato e distrutto, era stato riscontrata un’assenza totale di segni esterni di violenza su corpi. Un elemento importante del quale la Procura aveva preso nota all’apertura del fascicolo contro ignoti con un’ipotesi di reato, del tutto formale, di omicidio colposo. Ora le autopsie potranno verificare quanto detto.

Sempre ieri il procuratore aggiunto Giuseppe Di Giorgio ha spigato che è stato aperto il secondo fascicolo annunciato: quello che riguarda le devastazioni e la rivolta in carcere. Un fascicolo che diventerà inevitabilmente corposo e che dovrà basarsi sull’individuazione dei rivoltosi e delle loro singole responsabilità. Non sarà un’indagine facile, considerando il caso di una rivolta carceraria così furiosa e violenta, a porte chiuse, con pochi agenti della polizia penitenziaria in servizio in quel momento. Andrà individuato anche il gruppetto che ha tentato di evadere, bloccato da una pattuglia della Squadra volante della polizia arrivata proprio a due passi dalla fuga in strada. —

C.G.

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