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In giro per Modena. La mascherina? Ormai è un accessorio comune nella città quasi deserta

Alice Benatti
In giro per Modena. La mascherina? Ormai è un accessorio comune nella città quasi deserta

Prima si ripeteva che non serviva a proteggere al virus, oggi è un gesto sociale Pighi: «Modena vuota permette di vedere la sua bellezza ma così non è viva»

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Ora se fuori di casa non hai la mascherina, sei tu il “il diverso”. Se a fare la spesa non ce l’hai, fra le corsie del supermercato qualcuno guarda proprio te con sospetto. Eppure sono diventate introvabili. Eppure è impossibile dimenticare come, solo una settimana fa, chi la indossava per strada quasi veniva deriso «perché tanto non serve per proteggersi». «Ue, la mascherina?!», ci urlano dall’interno di un bar del centro storico due operai intenti a fare dei lavori. Ecco, appunto. Li superiamo. Le strade sono deserte, il cuore della città sembra pulsare più lentamente. Per bar e negozi è il “giorno uno” di serrande abbassate e si sente. I modenesi in giro sono pochissimi. Passiamo davanti alla tabaccheria Belli di via Emilia centro e il tabaccaio ci racconta che stamattina molti clienti sono venuti a fare scorta di sigarette, chi una, chi due, chi anche 5 stecche. «È stato bruttissimo aprire oggi e nemmeno capisco perché a noi non hanno fatto chiudere, o forse sì – dice Stefano Belli, riferendosi chiaramente ai guadagni che lo Stato ottiene dalla vendita di sigarette – ad ogni modo ho chiamato la Federazione Italiana Tabaccai per informarmi sulle ferie che posso prendere, sto pensando di chiudere». Per strada c’è chi cammina con passo spedito (e non sembra avere voglia di essere disturbato), chi si ferma con noi ma poi rifiuta di essere intervistato per il timore che il nostro microfono possa in qualche modo contagiarlo. Donato Gerardi e Albana Clerio ci dicono di essere usciti per ritirare dei documenti in Comune: «È desolante non vedere nessuno per strada, ora torniamo subito a casa. Ce la faremo». Incontriamo l’ex sindaco Giorgio Pighi in bicicletta: «Non è un centro al quale siamo abituati, quello che manifesta la vita di questa città – commenta l’avvocato e ex sindaco – guardando gli edifici e i monumenti si colgono le loro caratteristiche più belle dal punto di vista artistico e architettonico ma questi sono muri che hanno un senso se sono il fondale di una città viva. Speriamo di riuscire a risolvere questo problema in tempi brevi». Nel frattempo vediamo che alla farmacia S.Omobono è appena stata fatta una consegna. «Sono arrivati gel igienizzanti simili all’Amuchina– spiega il farmacista Riccardo Franzoni – sembra invece che la rottura di stock delle mascherine continui ma siamo riusciti a contattare qualche fornitore che ci ha promesso una fornitura di mascherine chirurgiche tre veli per la settimana prossima». Quando gli chiediamo quante richieste di mascherine ricevono in un giorno, ci risponde che non sa quantificare, ma che ogni persona che passa «mette dentro la testa e la chiede». A darci un numero è un altro farmacista, Francesco Baraldini, della vicina farmacia Del Collegio. «Oltre 300 richieste al giorno e sono praticamente introvabili – dice Baraldini – non si capisce come mai dal momento che nella bassa abbiamo uno straordinario settore biomedicale. È paradossale che qui non abbiamo aziende che le producono e dobbiamo ritrovarci ad implorare qualcuno come la Cina a donarcele o a vendercele». —

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