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Modena, il direttore di Terapia intensiva: «Scegliere chi curare? Falso, ma l’intensiva non dona l’immortalità»

Giovanni Balugani
Modena, il direttore di Terapia intensiva: «Scegliere chi curare? Falso, ma l’intensiva non dona l’immortalità»

Il professor Girardis è il direttore del reparto di Terapia intensiva del Policlinico «Lavoriamo 18 ore al giorno. Chi rischia? Anziani, obesi e pazienti con patologie multiple»

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«Lavoriamo circa 18 ore al giorno da tre settimane. E quando torniamo a casa continuiamo a riflettere su quale sia la strada migliore per curare i malati». Massimo Girardis è il direttore del reparto di Terapia intensiva del Policlinico e con il suo gruppo si sta occupando dei pazienti con insufficienze respiratorie più gravi.

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Professore, è vero che in caso di saturazione dei posti dovrete scegliere chi curare e chi no?

«Voglio smentire questa notizia diffusa a livello nazionale nei giorni scorsi. Chi fa il nostro lavoro deve attentamente valutare il bilancio che c’è tra vantaggi e svantaggi delle cure intensive. Che sono cure importanti, ma che non donano l’immortalità. Ciò significa che anche prima del Coronavirus, frequentemente si riteneva non utile ricoverare pazienti che oltre a patologie preesistenti ne sviluppano una nuova acuta, come può essere la polmonite. Ciò avviene perché queste persone non possono sopportare i trattamenti fortemente invasivi della Terapia intensiva. Quindi non siamo di fronte a un nuovo scenario, c’è chi non trae beneficio da un ventilatore meccanico, che non farebbe altro che allungare la vita di qualche giorno, ma non certo gliela salverebbe. Quindi chi dice che dovremo fare una selezione in base all’età, dice il falso. La selezione avviene prima, in base alla “proporzionalità delle cure” che può ricevere un malato».

Come curate i casi più gravi?

«Arriviamo al termine di un processo di cure che prevede l’utilizzo di antivirali e farmaci antinfiammatori specifici. Noi proseguiamo su questa strada. Cosa diamo in più? Una sorta di riposo al polmone, per consentire al paziente di rispondere alla malattia e di far fronte ai danni procurati dal virus. E nel frattempo supportiamo il sistema cardiocircolatorio e i reni».

Che cosa provoca la polmonite interstiziale?

«Siamo noi, ovvero gli ospiti. L’ospite aggredito dal virus risponde, a volte, in maniera abnorme il che determina la cosiddetta cascata citochinica: è questo fenomeno che dobbiamo fermare anche valutando metodi sperimentali».

Quali i soggetti più rischio?

«Si tratta di categorie già identificate nell’esperienza cinese: persone con patologie multiple precedenti, gli obesi e gli anziani. Sono loro che più rischiano di contrarre una polmonite severa che necessita di cure intensive».

Siete in contatto con gli altri centri ospedalieri?

«Di continuo. Sia quelli della nostra regione, sia quelli lombardi sia quelli cinesi».

Sono utili i caschi respiratori?

«Sì, li utilizziamo largamente e sono addirittura consigliati nelle forme lievi e moderate, oppure nella fase successiva alla Terapia intensiva».

Quanti pazienti avete seguito finora?

«Ad oggi 22 con Ards (Sindrome del distress respiratorio acuto), alcuni sono stati dimessi e altri, purtroppo, sono deceduti. Dobbiamo continuare a stare uniti: la nostra squadra è forte e coesa. Avremo dei buoni risultati e voglio ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini negli ultimi giorni. Grazie». —




 

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