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Orlando e quella Londra affamata di moda «Aiuto i brand a fare impresa in Italia»

Gabriele Farina
Orlando e quella Londra affamata di moda «Aiuto i brand a fare impresa in Italia»

Mollica, laureato in Economia a Unimore, è un consulente per grandi aziende del fashion: «Ma la Ghirlandina mi manca» 

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la storia

Gabriele Farina

«L’Italia dall’estero è ancora più bella». Parola di un modenese a Londra. Orlando Mollica ha 23 anni. Nella capitale britannica mette a frutto la laurea in Economia alla facoltà Marco Biagi. A Londra dal settembre 2018, il giovane ha avviato una piattaforma di commercio elettronico o “e-commerce”.

«Pian piano mi sono ritagliato il mio spazio nel mondo della “moda” londinese - spiega Mollica - e adesso lavoro per diversi brand come consulente del prodotto. In poche parole, se un’azienda vuole sviluppare una nuova scarpa in Italia, viene da me a chiedere dove farla, come farla, che tipo di scarpa eccetera». L’esempio della scarpa non è l’unico.

«Ho sviluppato negli anni contatti con produttori in tutta Italia - prosegue - e aiuto aziende per qualsiasi tipo di prodotto, dalle calzature a vestiario, passando per gli accessori e perfino i prodotti da cucina. Il “made in Italy” rimane uno dei marchi più ambiti dai brand».

Nel suo percorso di studi ha imparato a considerare la realtà secondo una formula, applicata dappertutto: «costi, prezzi, margini». Un ulteriore impulso deriva dai viaggi. Per esempio, l’Erasmus a Barcellona lo ha «aiutato tantissimo». L’onda positiva si propaga a distanza nello spazio e nel tempo. «In Erasmus conosci gente proveniente da tutto il mondo - aggiunge Mollica - e parli solo inglese o spagnolo (a volte catalano). Vivi da solo in un Paese diverso. L’università mi ha anche aiutato a costruirmi un network che potrebbe aiutarmi in futuro, ma soprattutto fantastiche amicizie che durano ancora». Amicizie a cui non rinuncia, pur nelle giornate frenetiche. «Sveglia alle 8,30, colazione veloce e subito in ufficio - spiega il giovane -. Qualche ricerca di mercato, due chiamate per controllare i produttori in Italia e meeting con brand in giro per Londra. La giornata trascorre veloce, spesso non ho neanche tempo per il pranzo e tiro dritto fino alle 19.30-20, orario in cui cerco di staccare. Post-lavoro si va al cinema o al calcetto con amici (francesi). A cena, l’80% delle volte mangio pasta con passata di pomodoro: cerco di mantenere le tradizioni». Tradizioni di cui sente la mancanza senza farsi prendere dalla nostalgia. «Quando sei fuori ti accorgi di quante cose semplici ti manchino dal tortellino a pranzo alle passeggiate sotto la Ghirlandina, passando per il Lambrusco del venerdì sera al Fantacalcio della domenica pomeriggio. Si sente che la cultura e la tradizione sono diverse». Anche le chance a Londa sono diverse: «Qui chiunque può trovare lavoro senza neanche cercare troppo - svela il giovane - e chiunque può fare carriera, anche molto più velocemente. È più facile sviluppare le idee. L’Italia da qui sembra indietro, arranca, va piano. Un esempio semplice: non ho mai usato contanti per tre mesi di fila. Tutto si paga con carta, tutto è tracciabile, veloce. Qualsiasi cosa di cui abbia bisogno, a Londra, l’ho a portata di mano, a qualsiasi orario. È un altro mondo». Un mondo a cui potrebbe essere più difficile accedere con l’uscito del Regno Unito dall’Unione Europea. «Vedremo che succederà - conclude - anche se il 60% dei londinesi ha votato di rimanere. La predominanza a Londra è per l’Europa e si vede». —



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