Per imparare l’italiano a Nonantola racconti la storia della tua vita
I volontari del Centro Intercultura non usano testi ma fanno lezione agli immigrati attraverso il dialogo
C’è una scuola dove le lezioni si fanno in cerchio. Dove non esistono etichette come “insegnante”, “migrante” o “richiedente asilo”. Un luogo in cui i corsi partono dalle storie di vita. È Frisoun, la scuola d’italiano in piazza Liberazione 20. La gestione comunale è affidata al Centro Intercultura. «Non abbiamo libri di testo - esordisce Luigi Monti, maestro d’italiano - e le lezioni le dobbiamo un po’ “inventare”. Stare in cerchio è un modo per mettere a loro agio le persone e tirare fuori le storie di vita. Su quelle poi si costruiscono la grammatica e i verbi». Abitualmente, i corsi si svolgono dal lunedì al giovedì. Sono gratuiti e distribuiti su tre livelli. Al corso base prendono parte persone da poco in Italia o che magari non hanno frequentato la scuola nei Paesi di origine. Al corso per principianti partecipano coloro che sono da più tempo in Italia e hanno bisogno di rafforzarsi a livello grammaticale. Al corso avanzato, laureati e non possono perfezionarsi tra lingua e letteratura. Esiste anche una variante parallela, dedicata a chi studia la teoria per ottenere la patente. «Gli studenti che hanno preso il foglio rosa sono tutti tornati a scuola con gli occhi pieni di gratitudine e di gioia a raccontarcelo - rivela l’insegnante Martina Sitti - e anche con un po’ di cibo e di bevande per festeggiare insieme. La soddisfazione di ottenere il foglio rosa è uno sprono e un motivo di speranza per gli altri». «Il programma è più lento rispetto a una scuola ordinaria - aggiunge la volontaria Arianna Manfredini - ma si cerca di far svolgere esercizi a casa sui test per far comprendere le varie sfaccettature». I volontari sono anelli di congiunzione che rafforzano l’apprendimento. «Alcuni volontari preparano le lezioni, altri sono di supporto», precisa Meriem Salik. Classe 1987, si definisce con orgoglio una “ex straniera” perché ormai integrata nel tessuto sociale nonantolano. Così come Johnson Adetimirin, 17 anni. Ha attraversato la scuola come studente per poi supportarla da volontario. «Iniziamo le lezioni scrivendo le storie - spiega Adetimirin - e ognuno descrive quanto ha fatto e quanto andrà a fare. In cerchio si legge tutto e si parla delle storie». «La scuola è fatta da persone, ciascuna delle quali ha il proprio carico di storie», rivela Giorgia Ansaloni. La volontaria sottolinea che «bisogna partire dal nome, il primo modo per confrontarsi e conoscersi. Dai nomi si passa ai saluti, fondamentali per avere un contatto diretto con il mondo circostante». —
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