Sciopero all’Opas, scattano otto denunce
Nei guai manifestanti Si Cobas, colleghi del 40enne deceduto mentre stava pulendo una delle macchine all’ex Italcarni
Sono stati denunciati dalla Polizia otto manifestanti dei Si Cobas che giovedì mattina hanno organizzato un presidio di protesta davanti ai cancelli dell’Opas, ex Italcarni. Al macello, martedì sera, è morto Samuel Remel, operagio ghanese 40enne, assunto dalla cooperativa mantovana Csa, che si occupa delle pulizie allo stabilimento di via Guastalla.
Gli agenti del Commissariato di Carpi sono intervenuti presso lo stabilimento trovando otto lavoratori a della sigla sindacale che stavano protestando a seguito dell’infortunio mortale. Durante il presidio, oltre alle bandiere Si Cobas, è stato esibito anche uno striscione che denunciava chiaramente il motivo della manifestazione.
Gli agenti hanno identificato gli otto e proceduto alla denuncia all’autorità giudiziaria. Questo perché si sono riuniti nonostante il divieto di assembramento, imposto da divieto governativo per la prevenzione del Coronavirus.
«Sono stati denunciati i partecipanti al presidio di cordoglio per la morte del nostro fratello Samuel Remuel, che si era tenuto mercoledì davanti ai cancelli di Opas-Italcarni - scrivono i referenti della sigla - Samuel, iscritto al Si Cobas, è stato stritolato da un nastro trasportatore. Era da solo. Samuel ha pagato con la vita e lo stesso rischiano di fare tutti gli operai costretti a recarsi ogni giorno in fabbrica o nei magazzini nei giorni del contagio. La denuncia per violazione del decreto d’emergenza contro i colleghi di Samuel e i lavoratori solidali rimarca come a Modena esista un vero problema di emergenza democratica. Non possiamo restare indifferenti, anche in questi momenti difficili dobbiamo continuare a lottare. Allarghiamo gli scioperi a tutto il paese. Fermiamo le produzioni non necessarie».
Alla Polizia intervenuta giunge invece la solidarietà del direttore generale di Opas, Valerio Pozzi, il quale, pur esprimendo dolore e la massima vicinanza alla famiglia per la morte dell’operaio, difende l’azienda. «Mi spiace che gli agenti debbano perdere tempo contro chi mette in dubbio la nostra correttezza» afferma Pozzi, il quale ha dichiarato che le cooperative che lavorano in via Guastalla hanno organizzato una colletta per le spese del funerale e per aiutare la famiglia del 40enne. «Il fatto che in uno stabilimento dove ci sono 600 persone occupate di cui il 90% opera con un coltello, muoia un ragazzo che fa le pulizie si conferma una tragica fatalità. Il nostro macello è il più certificato di tutti. Abbiamo tutto a norma, le tecnologie più moderne sono applicate in ogni centimetro dell’azienda. Non so perché continuino ad accanirsi in questo modo nei nostri confronti. Samuel era insieme a un suo collega, non era solo, avevano svolto il lavoro con la lancia. Per un eccesso di confidenza ha controllato tutti i nastri, si è fermato su quello vedendo che c’era ancora dello sporco ed è successo l’incidente. Il pm sta interrogando tutte le persone interessate. Le procedure sono state rispettato» —
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