Gazzetta di Modena

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Centro antiviolenza, in un anno 80 donne hanno chiesto aiuto

Stefania Piscitello

Frigieri: «Siamo operativi 24 ore su 24 e offriamo consulenza gratuita» «Bisogna cogliere il momento in cui si decide che è tempo di denunciare...» 

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Ottanta donne, nel corso del 2019, hanno fatto accesso allo sportello del centro antiviolenza distrettuale. Numeri preoccupanti, che accendono i riflettori su una questione: nemmeno il distretto è esente dalla violenza di genere. Il centro antiviolenza Tina, che ha sede a Sassuolo in via Adda 50/o, si rivolge alle donne provenienti dagli otto comuni che fanno capo all’Unione: Sassuolo, Formigine, Fiorano, Maranello, Frassinoro, Montefiorino, Palagano e Prignano. Il centro, come richiesto dalla legge, è gestito esclusivamente da personale femminile: Marina Frigieri, responsabile del centro e del servizio tutela minori, una psicologa, che si occupa del sostegno e dell’accompagnamento delle donne, sette operatrici che si turnano allo sportello di accoglienza, cinque impegnate nel servizio di pronto intervento h 24 e cinque avvocatesse, che offrono consulenza legale gratuita. «Il nostro primo obiettivo – spiega Marina Frigieri – è non perderne nessuna. Bisogna cogliere il momento in cui, queste donne, si sentono pronte a uscire dal circuito di violenza e si rivolgono a noi. Se non si agisce tempestivamente, si rischia che cambino idea e tornino alla situazione di partenza». “Tina” è aperto quindici ore la settimana, con orari diversi, in modo da poter raggiungere le esigenze delle lavoratrici, o delle mamme che accompagnano i figli a scuola. «Esiste poi – continua Frigieri – un numero di reperibilità notturno e festivo ad uso esclusivo delle forze dell’ordine e del pronto soccorso e, in più, siamo collegati col numero nazionale 1522, per intercettale le donne residenti nel nostro territorio». Dopo che le donne si sono rivolete al centro, alcune autonomamente, altre perché segnalate, viene avviato un percorso in base alla problematica. Tanti sono i tipi di violenza a cui queste donne sono sottoposte e da cui cercano di fuggire: quella fisica, con violenze familiari, sugli anziani, sulle donne in gravidanza, la violenza sessuale, e poi violenza psicologica, con i fenomeni di stalking e quella economica. Nel distretto, però, sono i fenomeni di violenza fisica a dominare. Non c’è una categoria più a rischio: «La violenza di genere – aggiunge Frigieri – è trasversale. Abbiamo però ricevuto numerose richieste di aiuto da molte donne over 50, fino ad arrivare ai 75 anni. Spesso in questi casi si tratta di persone che subiscono violenza da 30 o 40 anni e, finalmente, trovano il coraggio di denunciare». C’è un ulteriore dato allarmante: tutte le donne che, nel 2019, si sono rivolte al centro antiviolenza, sono state vittime dei loro partner: alcune sposate, altre al terzo matrimonio, altre conviventi. Tutte vittime della persona con cui avevano stabilito una relazione affettiva. Delle 80 richieste di aiuto, 46 provengono da donne italiane e 34 da donne straniere. Se 34 sono anche le donne che hanno fatto accesso spontaneamente, fondamentale è il lavoro in sinergia con forze dell’ordine, da cui sono state segnalate sette donne, come sette sono state segnalate anche dal pronto soccorso, 4 dal pronto intervento e 4 da altri servizi come il consultorio o altri centri antiviolenza. Ventisette donne avevano figli minori e, tre, erano in gravidanza. Il centro, che è finanziato dai comuni dell’Unione e in parte (12mila euro circa lo scorso anno) da un contributo della Regione, si è impegnato, e continuerà a farlo, nell’aiutarle a uscire dalla spirale di violenza e, in molti casi, a emanciparsi. —



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