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La Ferrari rientra ai box e ferma Maranello Stop della produzione fino al 27 marzo

Gianluca Pedrazzi
La Ferrari rientra ai box e ferma Maranello Stop della produzione fino al 27 marzo

Tutti i dipendenti saranno considerati regolarmente al lavoro. Camilleri: «Un dovere per l’attaccamento all’azienda»

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La Rossa si ferma ai box. Due settimane di sospensione della produzione degli stabilimenti Ferrari fino al 27 marzo. Tutti a casa i 3500 dipendenti di via Abetone, ma ovviamente chi potrà lavorare in smartworking continuerà a farlo, come già avveniva da alcuni giorni.

Verrebbe da dire che il Cavallino non dimentica la “Formula Uomo”, il progetto che in questi anni ha letteralmente rivoluzionato il cuore dell’azienda a Maranello facendone un modello produttivo per tutto il mondo.

Ma attenzione - e qui Ferrari dà in qualche modo uno schiaffo al virus e ai suoi effetti contagiosi non solo sulla salute ma pure all’economia e al portafoglio delle famiglie: tutti i dipendenti del Cavallino in queste due settimane di stop forzato non saranno considerati in ferie o permesso. Perchè saranno retribuiti come se stessero al lavoro. In ufficio o in una linea di produzione di un gioiello a quattro ruote. «Perché siamo una famiglia e senza di loro Ferrari non sarebbe nulla. È un dovere farlo», commentano dal quartier generale andando oltre le righe del comunicato che annuncia lo stop e ricevendo l’applauso di tutto il fronte sindacale.

Ferrari sceglie di rientrare ai box in una corsa che in seigiorni è stata letteralmente contro il tempo e nello stesso tempo ad ostacoli. Rivediamoli questi sei giorni che da ieri hanno portato al fermo della produzione negli stabilimenti di Maranello e Modena.

Appena lunedì scorso la Casa del Cavallino annunciava di “aver messo in atto tutte le misure richieste dal Governo per consentire al proprio personale di svolgere l’attività lavorativa nelle migliori condizioni possibili e pertanto conferma al momento la propria continuità operativa. Fermo restando che detta continuità non può prescindere da quella dei nostri fornitori, con i quali siamo in costante contatto...”. Questo lunedì. Poi come in una corsa accade che il virus sfreccia talmente veloce che porta ad anticipa re le decisioni e. Venerdì arriva il giro di vite sul numero dei lavoratori, con l’annuncio di una presenza ridotta al minimo, mentre la restante parte del personale lavora da remoto. È chiaro che il problema è anche esterno: le difficoltà che denunciano i fornitori a mantenere produzione e consegne. Sottolineando: “Ferrari continuerà a valutare l’equilibrio più corretto fra il benessere dei lavoratori, che ha sempre la priorità e i bisogni dei partner e dei clienti”. Questo venerdì.

Ventiquattro ore dopo la svolta e l’esposizione della bandiera di rientro ai box. E stop oproduttivo per due settimane col traguardo fissato (per ora) nel 27 marzo. Sulla falsariga di quanto già deciso in Lamborghini e Pagani Auto. «In un momento come questo, i miei ringraziamenti vanno prima di tutto alle persone della Ferrari, che con il loro straordinario impegno in questi ultimi giorni hanno dimostrato l’attaccamento e la passione che contraddistingue il nostro marchio - scrive in una lettera aperta Louis Camilleri, ceo di Ferrari - Assieme ai nostri fornitori sono stati loro a garantire fino ad adesso la continuità aziendale. È proprio nel loro rispetto e per la tutela della loro serenità e di quella delle loro famiglie, che abbiamo preso questa decisione. Ferrari ha a cuore naturalmente anche i propri clienti e fan e per loro ci faremo trovare pronti a una grande ripartenza». Sicuro. —



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