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Le Pmi del tessile carpigiano «Rischiamo di scomparire»

SERENA ARBIZZI
Le Pmi del tessile carpigiano «Rischiamo di scomparire»

È un grido di dolore quello che arriva dalle aziende del comparto carpigiano dell’abbigliament. Se le difficoltà per sopravvivere erano già enormi prima, ora, a causa del Coronavirus, appaiono insormontabili. E si discute sulla fattibilità dell’attesa fiera del settore, Moda Makers, in calendario per maggio, ma sulla quale, «per il momento tutte le decisioni sono congelate, visto che siamo legati non solo alla situazione italiana, ma a quella internazionale della clientela»

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CARPI «Le piccole e medie imprese del distretto tessile carpigiano rischiano di scomparire definitivamente a causa del Coronavirus». È un grido di dolore quello che arriva dalle aziende del comparto carpigiano dell’abbigliament. Se le difficoltà per sopravvivere erano già enormi prima, ora, a causa del Coronavirus, appaiono insormontabili. E si discute sulla fattibilità dell’attesa fiera del settore, Moda Makers, in calendario per maggio, ma sulla quale, «per il momento tutte le decisioni sono congelate, visto che siamo legati non solo alla situazione italiana, ma a quella internazionale della clientela» dicono gli organizzatori.

«Tutto il sistema è andato in tilt - spiega Alberto Paini, titolare di A. Lisa Mood - Il Coronavirus ci ha spiazzati e non ci sono certezze sul domani, né aiuti che potremo ricevere. Siamo nel limbo perché dal mercato interno e dall’estero non arrivano ordini».

«Inizialmente il Coronavirus si poteva quasi vedere come un’opportunità. Ci si diceva: “chissà se verrà interrotta la produzione in Cina, appannaggio delle grandi aziende a scapito del distretto carpigiano?” - aggiunge Luca Facchini di Famar - Poi, invece, il virus ha complicato parecchio le cose: la sua esplosione è avvenuta quando i nostri clienti hanno ricevuto tutta la merce Primavera/Estate e si stavano apprestando a consegnarla ai negozi. Una parte di prodotto l’hanno spedita, un’altra la trattengono sperando che arrivi la luce in fondo al tunnel. Non aiuta l’atteggiamento politico di chi chiude tutto con riserva… E se i negozi sono chiusi le aziende cosa tengono aperto a fare? Per i pagamenti: se va bene saranno solo rimandati, ma servono provvedimenti. Governo ed Europa, battete un colpo!».

Anche Marco Gasparini, titolare di Ribelle, è alle prese con una produzione che non ha potuto spedire. «Mi hanno detto di tenerla perché i negozi sono chiusi, abbiamo e avremo difficoltà - chiosa Gasparini - Il nostro sistema di imprese è basato su questo meccanismo: fatturo, vado in banca con le fatture e sopravvivo. Se salta questo salta tutto. E abbiamo visto per il terremoto che le tasse possono essere rinviate, ma vanno poi pagate. Per non parlare dell’Iva di aprile, perché per quella di marzo forse ce le faccio. Io ora sono al lavoro, ma la merce che sto producendo era già programmata. Llo Stato ci deve accompagnare, altrimenti ci sarà la fila per il reddito di cittadinanza» lancia la provocazione Gasparini. —
 

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