Gazzetta di Modena

Modena

Tra Emiliana e Si Cobas muro contro muro

Saverio Cioce

L’azienda: «Li abbiamo assunti tutti tranne due perché non hanno i requisiti». Il sindacato: «C’è una pregiudiziale»

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Il giorno dopo la protesta del Si Cobas ai cancelli dell'Emiliana Serbatoi per terra rimangono solo due cartacce e gli strascichi di una polemica che non passerà facilmente. Il muro contro muro scelto per contestare il mancato rinnovo di due contratti a termine ha creato molte tensioni che hanno visto la quasi totalità dei dipendenti fare quadrato attorno alle scelte dell'azienda. Il blocco di alcune ore, venerdì mattina, delle merci in entrata e dei camion e il successivo arrivo della polizia per sgomberare otto manifestanti che si erano sdraiati sull'asfalto è stato l'epilogo di un lungo braccio di ferro nato più di un anno fa. Sulla vicenda ci sono le due versioni contrapposte, quella del piccolo sindacato e dell'Emiliana Serbatoi; nessuno oggi può ipotizzare se potranno esserci altre discussioni. Guardiamo quindi più da vicino lo stato della trattativa, ora rinviata a data indefinita, anche quando sarà finita l'emergenza. Nel frattempo sono tornati a casa sia i dipendenti fermati e rilasciati ieri pomeriggio dopo i verbali, che il coordinatore provinciale Si Cobas, Semprini. Anche lui come gli altri è stato denunciato per assembramento, in virtù dell'ultimo decreto Conte sul coronavirus, violenza privata e manifestazione non autorizzata.

«La vicenda è presto detta – spiega quest'ultimo – Dei nove dipendenti non assunti dalla precedente coop fasulla che non pagava contributi e altro, da tempo stavamo trattando perchè anche per loro scattasse l'assunzione a tempo indeterminato. Ce lo aspettavamo. Sin dall'inizio della vertenza, quando furono regolarizzati i primi nove, ci fu detto che l'assunzione degli altri sarebbe stata presa in considerazione. Per questi ultimi invece solo contratti a termine, sino al prossimo 31 marzo. Che faranno dopo? Per due di loro c'è l'assunzione a tempo indeterminato, per altri cinque un rinnovo a tempo definito, per altri due l'uscita definitiva. No, così non si fa. C'è una pregiudiziale contro i nostri iscritti?». L'Emiliana Rottami respinge al mittente la ricostruzione dei fatti, dal primo all'ultimo dettaglio. «Quei 18 dipendenti iniziali erano rimasti senza lavoro e con famiglie da mantenere – dicono fonti interne dell'azienda – Erano passati da una coop all'altra che si occupava di logistica, che avevano lavorato anche per noi. In breve: ce ne siamo occupati in prima persona, ne abbiamo assunti la metà e gli altri li abbiamo tenuti con un'agenzia di lavoro interinale. E abbiamo pagato anche lo stipendio di un mese non pagato dalla ex ditta fallita. Distinzioni tra i più anziani e gli ultimi? Nessuna. Basti dire che nei pacchi di Natale siamo sempre attenti a confezionare le ceste con specialità alimentari conformi alle loro tradizioni, visto che sono quasi tutti stranieri. E lo stesso vale quando ci sono le cene aziendali. Discriminazioni sindacali? Ma per favore! Anche gli altri sono del Si Cobas e non abbiamo fatto mai problemi per sederci al tavolo a trattare con loro. Il problema è che per solo due su diciotto non vediamo i requisiti che invece gli altri hanno dimostrato, in un modo o nell'altro, di poter avere. Che cosa c'è di sbagliato in questo? Eppure le nostra attenzioni sono state ignorate, le trattative ridotte a carta straccia. Se gli impegni hanno un valore, se sono credibili, non possono essere accompagnati da gesti che danneggiano il lavoro di tutti gli altri dipendenti. No, non si tratta in queste condizioni». —



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