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La studentessa giornalista che rivive il caso Milena Sutter

Gabriele Farina
La studentessa giornalista che rivive il caso Milena Sutter

La modenese Michela Meroni ha incentrato la tesi di laurea su Lorenzo Bozano e si è avvicinata all’emotusologia: «Ho studiato il suo volto e microespressioni»

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Gabriele Farina

Una lunga analisi di un mese. Fotogramma per fotogramma. La giornalista modenese Michela Meroni ha passato in rassegna le interviste a Lorenzo Bozano. Ne ha letto gli sguardi nei filmati dal 1971 al 2016. Ha ricercato così la verità sulla morte di Milena Sutter, caso giudiziario ancor oggi controverso. Meroni l’ha affrontato per la prima volta tra i banchi dell’università di Verona. Merito del docente Maurizio Corte, autore del libro a quattro mani con Laura Beccaro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”. La giovane si è appassionata a tal punto da incentrare la propria tesi sulla vicenda di Bozano. Laureata in Editoria e Giornalismo all’ateneo veronese, ha contribuito con il suo lavoro alla stesura del libro. «La particolarità della vicenda con tutti i dubbi che si porta dietro e le inspiegabili lacune lasciate negli anni dai giudici hanno fatto nascere in me la curiosità di approfondire la vicenda - riconosce Meroni - e sono felice di aver seguito il mio istinto perché mi ha avvicinato al giornalismo d’inchiesta, che ad oggi mi appassiona tantissimo». Così s’è avvicinata all’emotusologia, lo studio dei comportamenti dei volti umani. «Illuminante» per l’allora laureanda lo studio con lo psicologo Enzo Kermol, presidente dell’associazione italiana degli analisti emotusologi. «Ogni fotogramma è stato ispezionato in modo preciso - rivela Meroni - concentrandosi sul volto e sulle micro espressioni che produce quando sollecitato da una domanda. L’intento era proprio quello di verificare se a domande specifiche le espressioni avessero fatto trapelare qualche segnale: così è stato». In particolare, la giornalista ha riscontrato un segnale di menzogna «nell’innalzamento del sopracciglio destro». Un segnale non riscontrato in altri passaggi, in cui «il discorso di Lorenzo Bozano rimane fluido e ben articolato, senza tentennamenti». Con il lavoro di ricerca, l’allora studentessa ha potuto scoprire «un mondo meraviglioso che ancora oggi mi appassiona moltissimo». Per la modenese la vera sfida contro la violenza sulle donne consiste nell’azione di «accogliere prima di tutto noi stessi per poi convincerci di essere pronti ad accogliere gli altri». Non accoglie la tesi dell’omicidio di Sutter il docente Corte. «Nessuno dei medici legali, tutti studiosi di alto profilo che ho intervistato, ha avallato questa lettura del caso - garantisce il docente -. Se parliamo di omicidio e rapimento, nel caso Sutter, diamo una lettura che a mio parere non corrisponde alla verità sostanziale dei fatti. È solo una verità giudiziaria, che rispetto, ma la verità giudiziaria non è tout-court verità storica». Per Corte il lavoro svolto da Meroni è importante perché «ci dice che Bozano non mente quando afferma di non aver mai conosciuto né mai incontrato (e quindi non rapito e non ucciso) Milena Sutter». Il docente ritiene così possibile sia un nuovo caso come quello di Sutter sia un nuovo Bozano. «Farsi 42 anni di galera quando neppure siamo certi se la vittima sia stata uccisa. Mi pare preoccupante per tutti noi», la posizione del professore. Alla lotta contro la violenza sulle donne Corte assegna un «10» perché «investire in una cultura di non violenza e di rispetto degli altri è certo un ottimo modo di spendere i soldi privati e pubblici». —

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