Fabrizio, papà del Cavallino saluta e va in pensione
Magnani, dopo 33 anni come dipendente comunale, ha detto addio al lavoro La scultura simbolo della Rossa e tante altre opere nelle rotonde le ha fatte lui
MARANELLO
È andato in pensione Fabrizio Magnani, il dipendente comunale di Maranello che ha riempito aiuole e rotonde della città della Ferrari di apprezzati simboli delle ‘rosse’. A partire dalla scultura del Cavallino alta tre metri che si trova proprio all’incrocio delle vie Claudia e Giardini, e che da circa tre anni è un vero e proprio biglietto da visita della città per la gioia dei turisti. Magnani, che si occupava di manutenzione del verde pubblico, lavorava per il Municipio da 33 anni. Qualche anno fa a tempo perso, fuori dall’orario di lavoro, assieme al collega Alberto Poggioli ha realizzato la scultura in ferro del Cavallino poi posta all’interno della rotonda che si trova davanti alla chiesa parrocchiale: verniciata come si farebbe con una vettura per proteggerla dagli agenti atmosferici e illuminata con faretti led a colori variabili quest’opera ha richiesto uno studio particolare. Infatti essendo il simbolo della Ferrari bidimensionale Magnani e il collega hanno dovuto lasciare il modello di partenza per esaminare cavalli veri, in carne ed ossa, e riportarne le proporzioni nel loro manufatto. “Ho dedicato almeno 400 ore di lavoro alla realizzazione di questa opera – spiega l’autodidatta Magnani, 58 anni – la mattina presto o la sera, a casa mia o nel magazzino comunale. Va detto che, forse anche per la sua posizione centrale, nessuno ha mai provato per fortuna a vandalizzarla. Al massimo qualche turista calpesta l’erba della rotonda per avvicinarsi e scattare qualche foto…”. Girando per Maranello si possono vedere anche tante altre opere di Fabrizio Magnani, e questa volta solamente di sua realizzazione: in piazza Unità d’Italia c’è un altro Cavallino rampante su basamento, alto ‘solo’ un metro e cinquanta e in legno. In un altro angolo della città c’è poi un grande logo della Ferrari che fa pendant con un modellino in legno di una vettura da corsa anni Cinquanta e ancora si può vedere in periferia un grande logo della città che sormonta la scritta Città di Maranello. “Cosa farò adesso con la pensione? Bè, anche a causa del Coronavirus ho preso una pausa di riflessione – conclude Magnani – Però un nuovo progetto su cui lavorare ce l’ho, concordato con il Sindaco. Un nuovo Cavallino, anch’esso alto tre metri ma questa volta in acciaio inossidabile…”. Ricordiamo che prima di diventare il simbolo della Ferrari il Cavallino rampante era l’emblema dell’aviatore di Lugo Francesco Baracca, Medaglia d’oro nella Prima guerra mondiale, abbattuto in volo nel 1918. Baracca lo portava dipinto sulla carlinga del suo aereo, con la coda all’ingiù e la criniera al vento. Nel 1923 fu la stessa contessa Paolina Baracca a proporre ad Enzo Ferrari di mettere sulle sue macchine il Cavallino rampante del figlio. Come portafortuna, disse. Negli anni, gli unici cambiamenti che Enzo Ferrari apportò al simbolo furono il fondo giallo, colore di Modena, e la coda disegnata all’insù. Il Cavallino fece la sua prima comparsa nel 1932 sulle auto della Scuderia Ferrari, fondata a Modena nel 1929.
Quando Enzo Ferrari decise di aprire la sua casa automobilistica, gli Alfa Romeo gli vietò per cinque anni di usare il suo nome e il simbolo equino sulle nuove automobili. Entrambi ricompariranno solo nel 1947 sulla 125, la prima vera Ferrari con il Cavallino rampante a uscire dai cancelli di Maranello. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
