«Gregotti e quel palazzo di 700 metri sul verde»
L’ex dirigente Gentile e l’ex assessore De Pietri ricordano il periodo del progetto Corassori e le idee del celebre architetto morto a 92 anni
il ricordo
stefano luppi
«Vittorio Gregotti - spiega l’ex dirigente comunale Raffaele Gentile - ebbe l’idea di realizzare da est a ovest, da via degli Schiocchi a Formigina, una serie di cinque piazze una via l’altra caratterizzata da un edificio sospeso di 700 metri di lunghezza. Era un progetto con pregi e difetti, ma non se ne fece nulla e così oggi quell’area intorno al parco Ferrari presenta tanti elementi incongrui». Gregotti, scomparso nei giorni scorsi a 92 anni per complicanze legate al Coronavirus, ha lavorato anche a Modena nei primi anni ’80 nell’ambito del cosiddetto piano Corassori, un megaprogetto che doveva realizzare un unico grande parco da via Emilia fino alla tangenziale con al centro l’ex autodromo oggi parco Ferrari. Gregotti per un periodo fu il dominus di tale progetto: lo ricorda bene proprio chi in quegli anni era a contatto con lui, proprio l’architetto Gentile che all’epoca era il coordinatore comunale di un gruppo che comprendeva altre star della progettazione come Leonardo Benevolo e il paesaggista Geoffrey Jellicoe. «Il mio all’epoca - continua Gentile che prima della pensione ha sovrainteso anche alla costruzione degli ospedali di Baggiovara, Sassuolo, Vignola e Mirandola come dirigente Ausl - era un ruolo complicato anche perché ero molto giovane. Fu un’esperienza entusiasmante e ancora ricordo quando Gregotti veniva a Modena o noi, più spesso, andavamo nel suo studio di Milano vicino al carcere di San Vittore. Quando arrivò ribaltò il progetto, ma io penso che se si chiama un tale nome poi occorre farlo lavorare. Ci furono varie discussioni, poi non si fece. Peccato, avremmo un segno architettonico della portata del cimitero di Aldo Rossi».
Un altro modenese che aveva un ruolo di spicco era Andrea De Pietri, dall’80 all’82 assessore alla Pianificazione territoriale nella giunta Del Monte. «Alla fine degli anni ’70 - ricorda l’ex assessore di area socialista - si pensò di riqualificare la zona dell’ex autodromo e il quartiere tra via Emilia e tangenziale, un’area non certo urbanizzata come oggi. Si voleva creare il cosiddetto parco lungo, un’immensa distesa di verde intervallata da costruzioni che ci sarebbero servite per rendere possibile economicamente il vasto progetto. Per questo si costruì un gruppo di progettazione con i dirigenti Piero Bassetto, Alberto Muratori e Raffaele Gentile, cercando di dar vita a un’idea di parco città-campagna di stampo anglossassone che ha pochi esempi al mondo. Gregotti veniva a Modena seguito dal suo assistente Cagnardi e da un disegnatore. Era molto gentile, amabile e ben conscio del suo ruolo. Propose questo edificio di 6-700 metri alto 6-7 piani, sostenuti da colonne: una specie di ponte sotto cui passava il verde. Era una ideazione razionalista, un palazzo pulito, da centinaia di alloggi». Lo studio Gregotti produsse all’epoca 27 tavole, poi tutto sfumò: «Ci furono discussioni dentro il gruppo di progettazione - ricorda De Pietri - e si arrivò anche ad approvare in consiglio comunale un progetto di massima. Ma la parte di Gregotti, visti i costi molto elevati del metro quadrato, sfumò e ricordo bene che lui ci rimase particolarmente male». E anche quella volta, com’è accaduto anche con Jellicoe, Gehry, Aulenti, Botta, non se ne fece nulla delle idee di grandi architetti. —
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