Pavullo. La paura e il coraggio di Aurora «Curarsi nei giorni del virus»
Afflitta da una rara forma di tumore la 38enne dona sorrisi e fiducia a tutti «Chemioterapia in ospedale sotto stretta sorveglianza per evitare rischi»
PAVULLO «Non sono preoccupata per me, io mi sento forte e voglio fare coraggio alle persone così spaventate in questi giorni: ce la farò io e ce la faremo tutti». Fa un bell'effetto sentirlo dire da una giovane di 38 anni che nella vita sta affrontando la battaglia contro il tumore. E che l'ha iniziata a combattere proprio mentre esplodeva il Coronavirus.
Eppure Aurora Zharra continua a mostrare il suo volto sorridente ai pavullesi con i selfie in cui su Facebook ha reso noto tutto: il taglio a zero dei suoi bellissimi capelli lunghi, la chemioterapia e l'immunoterapia fatte all'ospedale con la mascherina per proteggersi dal virus. Ecco perché il suo negozio di lingerie in centro a Pavullo (“Mutand'Eros”) è chiuso dal 22 febbraio: perché il 5 ha iniziato le cure, e il calo delle difese immunitarie non permetteva più di rapportarsi con la clientela nel piccolo negozio. Tanto più poi con l'esplosione del contagio.
Di origini albanesi, Aurora è arrivata in Italia nel 2000, e da Bologna nel 2009 è giunta a Pavullo inizialmente per l'estate (suo marito è di qui), in cui doveva esporre i suoi dipinti (ha lasciato Valona per frequentare l'Accademia di Belle Arti) con tappa anche a Fanano. Poi ha deciso di rimanere con un'attività in via Giardini. La sua vita semplice ma serena, rallegrata anche da un figlio ora di 12 anni e un ragazzo in affido di 16, è stata sconvolta ad ottobre quando le è stato diagnosticato un raro tumore del sangue: un linfoma molto aggressivo che le ha attaccato il muscolo di una gamba.
Da due anni sentiva dei dolori, ma esami su esami non erano arrivati alla conclusione accertata al Sant'Orsola dopo una biopsia. Nonostante questo, lei è rimasta in negozio sorridente per tutto il periodo natalizio e poi anche dopo il primo ciclo di chemio, finché il pericolo non è diventato troppo. «“Vuoi vedere che adesso che inizio le cure arriva anche questo virus?” mi son detta. Ed è stato proprio così, per questo sono stata la prima pavullese a chiudere: nelle mie condizioni, se prendessi il Covid-19 non so cosa potrebbe succedere». I trattamenti sono all'ospedale di Pavullo, sotto la vigilanza della dott. Stefania Tonelli («un angelo: è più preoccupata lei di me che io»).
Sulle pareti della sala d'attesa ha trovato i quadri dei ragazzi delle medie, che incoraggiano alla speranza («bellissimi»). Aurora esce di casa con la sua mascherina ben stretta e con il suo sguardo così sereno e dolce è lei stessa ad essere un inno alla speranza. «Ho imparato ad accettarlo il mio male – dice - non mi fa paura anche se mi dicono che hanno visto pochi casi come il mio. È un dolore, certo: non pensavo subito di dovermi sottoporre a una terapia così pesante.
Quando alla terza settimana dalla prima chemio ho visto i capelli che iniziavano a cadere ogni giorno di più, l'angoscia mi è venuta. Quando una sera ho chiamato una mia amica a casa per farmi rasare a zero, abbiamo pianto tutte e due, e anche mio figlio quando mi ha visto. Ma poi sono andata oltre: ho iniziato a usare i foulard e ho visto che mi stanno bene, mi trucco e mi vedo quasi più bella di prima. Lo faccio per me e per gli altri, perché se ti butti giù, se diventi debole nell'anima, le terapie non funzionano. Io resto positiva, e ringrazio Dio di non avermi cambiata dentro. Ho reso nota a tutti la mia malattia per dare coraggio, soprattutto alle donne: il tumore non è una vergogna da nascondere. È una battaglia da affrontare con le nostre armi migliori». —
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