«Malato di fibromialgia devo pagarmi le medicine»
Stefano Calamita da sedici lotta contro questa patologia che colpisce i muscoli «La nostra Regione a differenza di altre non riconosce la detrazione dei farmaci»
In un periodo come quello che stiamo vivendo, nel quale l'emergenza sanitaria è indirizzata verso un solo, grande, nemico, riaffiora anche lo sfogo di coloro che in emergenza lo sono quotidianamente, per malattie, come la fibromialgia, che cambia completamente la vita di coloro che ne vengono colpiti (circa 2 milioni in Italia). A Sassuolo esce allo scoperto Stefano Calamita, 54enne, da 16 anni in cura contro un male che colpisce le fibre dei muscoli, in particolare delle gambe e delle braccia e provoca anche un grave forma di insonnia. «Quando venni a sapere di questa malattia – racconta Calamita – nell'ormai lontano 2004, già da un anno avevo problemi di cuore ed ero portatore di pace maker. Non mi sono reso conto, subito, di cosa mi era capitato fino a quando non ho cominciato ad avere il dolore, soprattutto agli arti inferiori e superiori, che mi accompagnava per tutto il giorno e non mi faceva dormire la notte. Ho cominciato a capire che si tratta di una forma rara di malattia e che il servizio sanitario nazionale non la prende in considerazione come dovrebbero quando, avendo bisogno di cure, in particolare di medicine, ho sbattuto contro la sanità pubblica». Uno scontro che è motivato anche ad una spesa non detraibile, è così. «È una patologia che solo in poche regioni viene riconosciuta – continua – come ad esempio il Veneto, la Valle D'Aosta, la Sardegna, dove il servizio sanitario consente la detrazione per un certo numero di farmaci. Per il resto, anche in Emilia Romagna, noi malati viviamo di cure palliative, di terapia del dolore, soprattutto dell'arte, si fa per dire, di arrangiarci». Sposato, padre di tre figli, Calamita lavora in una azienda del distretto, e più che contro la malattia combatte per far riconoscere la pari dignità del male a livello di sanità nazionale per evitare che le spese sostenute per gli antidolorifici, gli integratori, gli antidepressivi ma anche la riabilitazione continua e il sostegno psicologico vengano inseriti tra quelle detraibili. «La parte peggiore – aggiunge ancora – è quella dei rapporti interpersonali che sono diventati negli anni sempre meno frequenti, per non parlare della vita che conduco anche a casa, nelle relazioni coi figli in particolare, con i quali il gioco ma anche altri piccoli gesti quotidiani, sono diventati sempre meno».
Quali richieste è possibile rilanciare anche tramite questa pubblica attestazione dell'essere afflitto da una malattia grave ma non riconosciuta dalla sanità?
«La mia lotta – conclude Calamita – partita appena un anno dopo aver saputo della fibromialgia, è indirizzata sempre nella stessa direzione e cioè che a tutti noi malati, vengano riconosciute le agevolazioni per farmaci e cure. Tutto questo spero parta dalla nostra regione Emilia Romagna, anche se i casi sono, tranne eccezioni, a livello nazionale». —
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