«Sembravano zombie dalla faccia blu»
Un detenuto trasferito al suo avvocato: «Passavano per i corridoi urlando. Spaccavano tutto e si spostavano barcollando»
«Li vedevo passare. Distruggevano tutto, facevano un baccano infernale. Erano spaventosi. Erano zombie. Zombie blu». Queste parole sono state riferite da un detenuto di Modena trasferito al carcere di Biella al suo difensore, l’avvocato Luca Lugari. E queste parole sono la prima testimonianza finora nota sul gruppo dei detenuti trovati morti e su quello che è successo l’8 marzo nel carcere di Sant’Anna durante la rivolta. Una rivolta devastante finita in tragedia.
«Mi ha detto queste parole al telefono mentre mi accertavo delle sue condizioni dopo il trasferimento da Sant’Anna - spiega l’avvocato Lugari - era molto scosso anche a distanza di giorni. Mi ha raccontato per sommi capi cosa gli è accaduto e l’inferno intorno a lui. Mi ha anche detto che piangeva. Temeva di non arrivare vivo alla fine di quella notte».
Il testimone è un detenuto 50enne modenese in carcere per scontare una condanna per un’estorsione. Un detenuto di piccolissimo calibro, tanto che è vicino alla liberazione e presto il suo caso verrà trattato dal Magistrato di Sorveglianza. Un pesce piccolo che si è trovato in una vasca di squali.
Quel pomeriggio si trovava in cella da solo nella zona che è stata poi incendiata e devastata. La sua zona si è però salvata dalla distruzione.
Ha raccontato all’avvocato che nel pomeriggio, appena ha sentito rumori spaventosi e ha capito che era iniziata una distruzione poco lontano da lui, della quale sentiva gli echi, si è difeso come poteva: «Si è barricato in cella col materasso e tutto quello che trovava - racconta l’avvocato - gli ho chiesto se aveva visto dei rivoltosi. Avvocato, erano scene spaventose - mi ha detto - passavano vicino alla mia cella. Spaccavano tutto. Sembravano zombie. La pelle delle loro teste era blu. Erano tutti strafatti».
Questa descrizione (“zombie blu”) pare riferirsi al gruppetto dei detenuti che aveva assaltato la farmacia carceraria aprendo la cassaforte e prendendo metadone, benzodiazepine e altri psicofarmaci. Stupefacenti e molecole farmaceutiche che, secondo la spiegazione ufficiale, mescolate e assunte avrebbero portato all’overdose per nove di loro. Il detenuto infatti li ha decritti mentre spaccavano ciò che trovavano lungo il percorso e si muovevano barcollando.
«Mi ha anche detto che in cella piangeva, aveva paura che non sarebbe arrivato vivo alla fine di quella notte. Poi all’alba sono entrate le forze speciali che hanno preso possesso del carcere un pezzo alla volta».
Prosegue l’avvocato: «Quando sono arrivati da lui hanno aperto la cella. Ho visto davanti a me due ispettori e quegli uomini - mi ha raccontato - uno di loro ha detto: lasciatelo stare, è a posto. Non ha fatto niente. Così mi hanno lasciato passare in mezzo al cordone di agenti e mi hanno caricato sul cellulare per portarmi via».
Anche se per ora è unico, presto si potrà confrontare questo racconto con quello di altri carcerati presenti quella notte vicino alla zona devastata dai rivoltosi più facinorosi. Servirà a capire cosa è accaduto.
Perché per ora l’unica parola sicura viene dall’autopsia condotta su cinque dei nove corpi: la morte è dovuta a overdose. Di quali sostanze lo dirà l’esame tossicologico della Medicina legale ma ci vorrà qualche settimana prima che le analisi diano un risultato. Intanto prosegue l’inchiesta del pm Lucia De Santis per chiarire queste morti avvolte dal mistero.—
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