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il lutto  

Addio all’industriale Severino Goldoni patron del colosso di macchine agricole

Serena Arbizzi
Addio all’industriale Severino Goldoni patron del colosso di macchine agricole

Avrebbe compiuto 86 anni il primo aprile. Cordoglio tra parenti, amici e dipendenti dell’azienda fondata col padre Celestino

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Imprenditore dal cuore grande e dall’intraprendenza costante. Tanto che gli operai si ricordano ancora della sua dolce fermezza. Padre, nonno, zio e marito affettuoso.

È stato tutto questo Severino Goldoni, capitano d’industria e fondatore, insieme al padre Celestino e al fratello Leo, dell’omonima azienda produttrice di macchine agricole. Azienda che dalla piccola Migliarina ha spiccato il volo per raggiungere traguardi internazionali, dall’anno della sua nascita, nel 1926.

Avrebbe compiuto 86 anni, Severino il primo aprile. Alcune complicazioni di salute, non legate in alcun modo al Coronavirus, hanno portato, nella giornata di giovedì, alla sua scomparsa.

Di lui rimarranno tanti ricordi, nella mente e nel cuore dei famigliari, degli amici e degli ex dipendenti, ancora molto legati alla famiglia Goldoni anche dopo il 2016, anno in cui la proprietà dell’azienda venne ceduta ai cinesi di Lovol Arbos.

Severino inizia da giovanissimo a lavorare in azienda con la famiglia. Fare l’imprenditore è, stato, sin dagli albori, parte integrante del suo codice genetico. Aveva 11 anni quando “imparava facendo”, da autodidatta, la sperimentazione diretta sui macchinari delle proprie intuizioni.

«Gli esperimenti durante i quali ho iniziato a provare le prime soddisfazioni li ho fatti sugli automezzi americani - aveva dichiarato Severino in un’intervista - Ho provato lì le prime gioie del saper fare, dell’inventare qualcosa, partendo da un macchinario. Era il periodo del dopo guerra e c’erano numerosi depositi americani in cui venivano abbandonate macchine destinate a scopi bellici. Noi partecipavamo alla riconversione di questi strumenti dismessi. Quella che prima era una macchina per la guerra, da quel momento in poi sarebbe servita, invece, in agricoltura».

Celestino, papà di Severino e del fratello Leo, imparò, a sua volta, dal padre l’intuizione e la fantasia nell’ideare e progettare i macchinari. Una passione, quella di Severino per il lavoro, che ha sempre coinciso con le sue passioni.

«Quando vedevo i miei amici andare al cinema io gli rispondevo che non avevo tempo - aveva continuato a dichiarare nell’intervista - avevo l’azienda che mi aspettava, i miei progetti che dovevano prendere forma ed ero desideroso di impregnarli della mia personalità, di identificarmi. Credo che per fare passi da gigante occorra fare dei sacrifici, altrimenti si possono percorrere soltanto piccoli passi. Tutti i giorni appena arrivo in fabbrica faccio un giro intorno all’azienda per assaporare la bellezza e la soddisfazione derivate dall’aver creato qualcosa. Poi, con lo stesso entusiasmo di quand’ero ragazzino entro e inizio a lavorare».

Severino provava una gioia indescrivibile nel parlare con clienti che «addirittura si sono fabbricati persino la casa con le attrezzature fornite da noi.

Aiutare gli altri a costruire qualcosa è un’esperienza che dovrebbero provare tutti almeno una volta nella vita. Auguro a tutti le gioie dell’essere imprenditore: credo sia un dono che ci arriva dall’alto, quello di poter creare qualcosa di nostro che cresce e prende forma, giorno dopo giorno, migliorando grazie al nostro intervento».

Fondamentale per Severino è stato l’amore sconfinato verso la moglie Graziella, venuta a mancare nel 2007. Dal matrimonio sono nati gli amatissimi figli Milena e Marco, che piangono la scomparsa del padre, insieme ai nipoti e ai parenti tutti di questo protagonista e pioniere del distretto industriale del territorio carpigiano. —



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