Alimentari, trasporti, biomedicale, edicole e ferramenta: ecco le attività che non si possono fermare
Dall’alimentare alla chimica, dai trasporti allo smaltimento rifiuti, dall’installazione e riparazione di impianti e macchinari a informazione e servizi finanziari: sono 80 i settori classificati come «essenziali»
Ma cos’è essenziale? Quali sono Ie attività delle quali un Paese, anche stretto in un morsa come la crisi del coronavirus, non può fare a meno. Nel settore del commercio fino a oggi decreti ed ordinanze hanno risparmiato la distribuzione di generi alimentari, sia i piccoli negozi che le grandi superfici, ovviamente le farmacie e le edicole, oltre a tutta una serie di attività di supporto anche alla vita quotidiana dei cittadini, dai ferramenta ai venditori di prodotti informatici. Garantiti anche i trasporti. Sul fronte della produzione, in base ai codici che servono all’Istat a classificare le attività economiche, i codici Ateco, sono ben 80 le attività ritenute essenziali.
La lista Ateco
L’elenco su cui si è ragionato durante il confronto tra governo e parti sociali sulle nuove misure da adottare spazia dall’agricoltura all’alimentare, dalla farmaceutica alla chimica, dall’industria tessile (escluso l’abbigliamento) ai trasporti, alle attività di magazzinaggio; dal comparto dell’energia agli acquedotti, alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, dall’installazione di impianti elettrici e idraulici a tutte le attività di manutenzione e riparazione di apparecchi, macchine e macchinari vari, dai call center sino (ovviamente) all’assistenza sanitaria ed ai servizi di assistenza sociale residenziale. Ma poi anche chi produce carta, plastica e vetro è compreso in questa lista, visto che si tratta di produzioni indispensabile per confezionare cibi, bevande e medicinali.
La lista non può che partire dalle coltivazioni agricole e dalla produzione di animali, a seguire pesca e acquacoltura, industrie alimentari e industrie delle bevande. Quindi di sono una serie di attività dalla produzione di carta alla confezione di camici e divise alla produzione di spago e corde alla manutenzione e riparazione di macchinari agricoli e trattori funzionali al settore primario e all’agroindustria. Ma in parte anche alla farmaceutica, che a sua volta è un settore essenziale e (come l’alimentare) non può fare a meno di camici e carta e dei macchinari per il confezionamento ma anche delle industrie che producono articoli in gomma, articoli in materie plastiche e vetrerie.
Dalla chimica all’energia
Essenziale la produzione chimica, quella di coke e di derivati dalla raffinazione del petrolio (anche per la connessione con i comparti dell’energia e dei trasporti), la fabbricazione di refrattari e la lavorazione e produzione dell’alluminio. Incrociano sanità alimentare, trasporti e multiutility una dozzina di attività legate alla fabbricazione e installazione e manutenzione di macchinari, apparecchiature e attrezzature varie.
Dai trasporti alle utility
Poi ci sono 5 voci legate alle multiutility (forniture di energia, raccolta trattamento e fornitura di acqua, gestione reti fognarie, raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti, risanamento e altre attività servizi di gestione dei rifiuti) ed una decina di attività trasversali che vanno dalla riparazione di autoveicoli al commercio all’ingrosso di carta e cartone e di articoli anti incendio e anti infortunistici, all’installazione di impianti di vario tipo. C’è tutto il comparto dei trasporti, 12 voci in tutto, compresi taxi, attività di magazzinaggio, corrieri e servizi postali, c’è il comparto dell’informazione e della comunicazione e la ricerca scientifica e ci sono servizi finanziari e assicurativi. Nella pubblica amministrazione sono classificati essenziali le attività legate all’assicurazione sociale obbligatoria erogata dall’Inps, l’istruzione (che però vista al circostanza è tutta ferma), e ovviamente l’assistenza sanitaria, i servizi di assistenza sociale residenziale e l’assistenza sociale non residenziale.
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