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Droga, il mercato non si ferma Chi spaccia si sposta con i bus

Stefano Totaro
Droga, il mercato non si ferma Chi spaccia si sposta con i bus

Niente più via vai di biciclette, ora le linee 3, 7 e 9 sono le navette più gettonate Stazione dei treni ed R-Nord le aree più calde per gli affari. I trucchi e l’immunità

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Stefano Totaro

Per la droga? Si va in stazione. L’ultimo baluardo dello spaccio: le altre piazze ormai, sono bruciate dal coprifuoco, dalle telecamere, dai controlli sempre più capillari e rapidi. Tempi duri per gli spacciatori, tutti regolarmente in mascherina. E tempi duri anche per i clienti che non possono certo addurre nell’autocertificazione l’acquisto di droga a giustificare il loro spostamento.

Ma mentre i clienti devono spostarsi in modi tradizionali, ora gli spacciatori ricorrono a “percorsi protetti”: gli autobus di linea. Avendo dovuto per forza abbandonare le consuete bicicletta per effettuare i loro giri di consegna, almeno per gli spostamenti da e per i luoghi dello spaccio utilizzano gli autobus di linea. Sono le loro nuove “navette”. Lo evidenzia Giuseppe Rendace, segretario provinciale Faisa-Cisal, che chiede più controlli mirati per affrontare questo problema. Le linee più trafficate da queste presenze sono la 3 e la 7 perchè passano appunto da stazione e zona Tempio. L’altra linea è la 9, che collega Modena a Marzaglia.

Insomma il mercato della droga non si ferma. Solo recentemente la polizia ferroviaria ha recuperato, in due distinti interventi, due chili e mezzo di marijuana, bloccando anche un giovane spacciatore durante i controlli anti spostamenti. Gli altri addetti ai lavori, dalla Polizia locale alle altre tradizionali divise sul territorio, riferiscono che la zona della stazione vede ancora la presenza di un certo “zoccolo duro” dello spaccio. Confondendosi lungo viale Crispi, Nicolò dell’Abate e viale Mazzoni, tra chi transita da e verso la stazione dei treni, chi vende droga riesce a garantire un rifornimento ai clienti i quali, a loro volta, possono giustificare la propria presenza motivandola con il transito verso la stazione oppure verso qualche supermercato in zona. La strade che si intersecano, la rapida possibilità di fuga (anche se ora si tratta di corse ben visibili) favoriscono gli incontri. Al telefono arrivano gli ordini, il pusher dice al cliente dove lasciare i soldi, poi, una volta che li ha intascati, manda un altro messaggio al cliente indicando il luogo dove ritirare la merce. Ma, per mancanza di fiducia reciproca, gli scambi diretti non vengono abbandonati: vengono scelte allora zone d’ombra, non coperte da telecamere. Ma è comunque difficile sfuggire ai controlli, perché oltre agli occhio elettronici ora più che mai ci sono quelli dei residenti che hanno veramente parecchio tempo per notare presenze irregolari in strada. Una panchina occupata per affari di droga ad esempio è stata segnalata più volte in viale Vittorio Emanuele, così come vi sono segnalazioni da via Taglio e dall’R-Nord.

Nel frattempo il parco XXII Aprile vede solo appuntamenti ad personam e perde le sue classiche presenze fisse sulle panchine, nell’area della colonnina dell’acqua Hera, ora è più facile, con la scusa del supermercato, che il traffico vi sia nel area attigua all’R-Nord, tra le auto, nei parcheggi. Poco via vai lungo i viali del parco, interventi veloci delle forze dell’ordine non appena dalle telecamere viene notato il formarsi di qualche capannello in zona tribune al Novi Sad: qualcuno finisce in rete, prendendosi la doppia denuncia. E infine, c’è un altro fattore che comunque spinge parecchi spacciatori a sfidare i divieti, a volte anche spavaldamente: quello del credersi immuni. Come hanno riscontrato parecchi agenti durante i controlli di sospetti spacciatori centro africani, questi hanno detto che per loro non serviva alcun divieto né precauzione per le loro origini sub sahariane. —

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