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Overseas e il villaggio della conoscenza

Gabriele Farina
Overseas e il villaggio della conoscenza

Da sette anni l'associazione porta gruppi di volontari e li forma nella comunità palestinese a otto chilometri da Betlemme

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Gabriele Farina

In Palestina per conoscere… se stessi. La macchina del volontariato modenese non si ferma mai. Punta a Wadi Fukin, villaggio palestinese a otto chilometri da Betlemme.

Da sette anni è un luogo in cui opera un concerto di mani solidali. Appartengono ai volontari Overseas. L’organismo non governativo parte dal nostro territorio per promuovere lo sviluppo globale in altri Paesi.

L’edizione 2020 è stata lanciata in streaming per rispettare il decreto #Iorestoacasa.

Tornare a casa è sempre un’esperienza arricchente per chi parte spinto dal desiderio di aiutare gli altri. «L’esperienza ti fa vedere casa tua in una prospettiva diversa», riconosce Alex Spattini. Il giovane è da anni in prima linea (assieme ad altri) per far conoscere il progetto nel villaggio. Un progetto chiamato «campo di conoscenza» perché nel viaggio s’impara a conoscere meglio non soltanto gli altri, ma anche se stessi. «Si aprono prospettive diverse», sintetizza Spattini.

Da un punto di vista pratico, l’obiettivo della nuova missione è «consolidare la relazione con il villaggio». Un villaggio in cui si accoglie e si è accolti. L’importante è partire liberi da preconcetti e con nel bagaglio qualche nozione utile.

Overseas ha in programma tre weekend di formazione. Emergenza permettendo, si svolgeranno in tre fine settimana: 9-10 maggio, 20-21 giugno, 11-12 luglio. Il periodo all’estero è previsto tra fine luglio e la prima parte di agosto.

«Si svolgono presso la sede di Overseas - prosegue Spattini - e hanno l’obiettivo di consolidare il gruppo. Inoltre, s’impara tutto quanto serve per partire con consapevolezza. Si passa dalla conoscenza del contesto e del conflitto palestinese fino ad arrivare alla vita nel villaggio. Durante la formazione si programmano anche le attività, basate sulle competenze». In fatto di competenze, ogni contributo costruttivo è ben accetto. Saper stare con gli altri e curare una ferita, disegnare e intrattenere i bambini, cucinare e scrivere.

«Ognuno ha le sue competenze che si cerca di sfruttare», riconosce il componente di Overseas. Una conoscenza specifica di base è l’inglese perché «senza si fa fatica». Non è fondamentale invece conoscere l’arabo perché «la comunicazione passa soprattutto attraverso le attività».

Spattini riconosce anche che «l’arabo è una lingua molto complessa, che non si può imparare in sei giorni di formazione». Assicura tuttavia che «non abbiamo avuto difficoltà a comunicare senza conoscere l’arabo».

Vi saranno visite, ma il lavoro resta un tratto imprescindibile nelle tre settimane al campo. Tra le attività, lavori nei campi e riqualificazione di spazi comuni, attività per i giovanissimi del villaggio e momenti d’intrattenimento per tutti. Al campo è prevista la partecipazione di dieci volontari e due accompagnatori. Al ritorno, vi saranno momenti di restituzione delle esperienze attraverso incontri, video e racconti. «È un’esperienza di volontariato e in quanto tale ti apre nuove prospettive - conclude Spattini - mostrandoti realtà che da casa non puoi conoscere. Ti fa vedere casa tua in un’ottica diversa. Per questo lo chiamiamo “campo di conoscenza”: permette di rivalutare te stesso, secondo una nuova prospettiva». —

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