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Coronavirus a Modena

Diario dalla zona rossa di Modena/1 E adesso... lavora!

Miriam Ruggiero
Diario dalla zona rossa di Modena/1 E adesso... lavora!

Diario dalla zona rossa di Modena. E quello che a partire dal 23 marzo terrà su questa rubrica Miriam Ruggiero, anche lei come migliai di modenesi alle prese con un modo di vivere completamente diverso sino a pochi giorni fa. 

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Lunedì 23/03/2020
Lunedì dopo il discorso di Conte alla Nazione


Ore 7.50 - Sveglia dopo notte insonne
Notte insonne, troppi pensieri ed emozioni dopo le parole di Conte di un sabato sera anomalo, tutti chiusi in casa, sul divano davanti alla TV, in attesa del discorso che era nell'aria, soprattutto nelle redazioni ...
Alle 23.25, con un po' di ritardo, arriva e pronuncia le parole attese, le uniche che avrebbe potuto e dovuto pronunciare: “Dobbiamo chiudere sull’intero territorio nazionale ogni azienda non strategica, non indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali”.


Tradotto per me: # chiusi i miei cantieri.
Il pensiero diventa flashback: corre indietro al DPCM del 09 marzo, alla lotta quotidiana per valutare il rischio di contagio da Coronavirus ed eventualmente sospendere i lavori nei cantieri.
Ero consapevole che fosse un rischio con componenti (probabilità, intensità, danno) troppe alte e con misure di sicurezza difficilmente applicabili in cantiere …


Ero consapevole che quell'impegno, quella determinazione, quella professionalità, quel saper “fare squadra”, quello spirito di sacrificio e di rinuncia che mi avevano consentito di entrare e rimanere, io donna, in un mondo complesso ed a prevalenza maschile, in questo caso, non avrebbe potuto risolvere la situazione, questa volta no! Maledettamente no ...


E soprattutto ero consapevole che stessimo pagando un prezzo troppo alto, il numero dei contagiati e dei morti continuava a crescere, ero consapevole che bisognasse mettere la vita, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la dignità delle persone davanti al guadagno economico …


Come ha ribadito con fermezza Conte l'altra sera, “questi decessi per noi, per i valori con cui siamo cresciuti, per i valori che ancora oggi condividiamo, non sono semplici numeri. Quelli che piangiamo sono persone, sono storie di famiglie che perdono gli affetti più cari”.
Ero consapevole sì, ma mi trovavo a combattere ogni giorno contro il delirio di onnipotenza del mondo edile, contro la negazione, la difficoltà di capire e di valutare qualcosa più grande di noi, qualcosa che ci rendeva responsabili, ancora di più, uno dell'altro … ed avevo paura, tanta paura: non solo per me, ma anche perchè, forse per la prima volta nella mia vita professionale, non riuscivo a proteggere chi lavorava con me!


Ore 10 - Colazione con mia figlia
E' la voce di mia figlia che mi distoglie dai miei pensieri e dalle mie lacrime con la richiesta della colazione: mi riattacco alla vita, questa vita!
Siamo in cucina, davanti ai pan cake cucinati da lei ieri sera, e mia figlia esordisce dicendo: “Allora mamma, ora i tuoi cantieri sono chiusi, quindi potrai passare più tempo con me!”
Ecco, questo siamo io e mia figlia: questa è sempre stata ed è tuttora una delle rinunce per essere donna nei cantieri, questo è stato ed è uno dei miei sensi di colpa come mamma che lavora e che ha cercato sempre di proteggerla …
Anche adesso cerco di proteggerla, sì, lei non sa e non percepisce che io ho paura: penso a quello che verrà, al mancato guadagno, non solo il mio, ma anche a quello dei miei colleghi, delle imprese, dei fornitori, di tutto quel mondo edile che fa parte di me da tre generazioni ...


12 – Pranzo senza la famiglia allargata
Chiamo mia mamma, non esiste più neanche il pranzo dalla nonna ad un metro di distanza, solo le voci che si parlano, sento una mancanza infinita ed allora, ancora una volta, mi attacco alla vita e preparo il pranzo!
Alla TV, diseduticativamente sempre accesa, le immagini dei volti di medici ed infermieri, segnati dai dpi, dalla stanchezza, dalla paura, che ci dicono che non c'è più tempo … ed allora finalmente, dopo giorni di angoscia e di notti insonni, capisco: dobbiamo, devo fare un passo indietro, io, iperattiva di nascita, io per formazionne abituata a risolvere i problemi, devo stare ferma, devo stare a casa, nessun lavoratore nei cantieri! Questo è il nostro sostegno per i medici e gli infermieri che sono, in questo momento, in prima linea, per evitare che il contagio si diffonda ancora.


Ore 20 Nello studio: la mia cazzuola
Sono nel mio studio, a casa chiaramente: guardo la mia cazzuola, quella cazzuola che mi è stata regalata dai miei migliori amici il giorno della laurea e sorrido leggendo la frase “E adesso lavora!”: ora la vita mi ha chiesto di sospendermi, si perchè il lavoro è una parte viscerale di me, ma tornerò, lo so, sono tornata sempre in cantiere, anche nel momento più duro della mia vita, quando lui, che mi aveva insegnato tutto, non c'era più accanto a me …
Eh sì, io, orgogliosamente “figlia d'arte”, tornerò anche questa volta, perchè quello è il mio posto: sentirò di nuovo il rumore delle macchine, le urla degli operai, la polvere negli occhi, l'odore della pittura fresca e guarderò le gru, tante gru, che ruoteranno alte nel cielo ...
MR

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