Gazzetta di Modena

Modena

«Bretella e espropri, serve chiarezza»

Saverio Cioce

Duò presidente di Coldiretti: «Prima occorre incontrarsi e discutere particella per particella la mappa del tracciato»

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Tra i guai del coronavirus ce n'è uno che gli agricoltori non dimenticheranno facilmente e che lascerà cicatrici indelebili. Nel pieno dell'epidemia, nella prima settimana di marzo, la società che gestisce gli espropri per la bretella Modena – Sassuolo, ha inviato ai titolari dei terreni colpiti la lettera in cui annuncia che i loro poderi verranno occupati. Ruspe, cantieri ed escavatori arriveranno in forze sui territori a fianco del Secchia. È questo in buona sostanza il primo passo per la costruzione di un'arteria che raddoppia la superstrada lì a fianco che già smista il traffico di camion su quattro corsie. «Non voglio neanche pensare a una forzatura nelle decisioni per far saltare i termini dei ricorsi – mette le mani avanti il direttore di Coldiretti Modena, Giovanni Duò – Ci sono due mesi per contestare le valutazioni degli espropri, ma si fanno davanti a una mappa precisa del tracciato. Ovvero particella per particella, per ogni singola proprietà. Quindi se non si rimettono le cose a posto e non si discute con le carte davanti, prima di parlare di risarcimenti, si andrà dal giudice. Scontato».

Per capire lo stato dell'arte, in un labirinto come quello delle procedure di esproprio, bisogna fare un piccolo passo indietro. In vent'anni di discussioni, convegni e petizioni gli industriali delle ceramiche, e i politici locali, hanno difeso a spada tratta il collegamento con la rete autostradale per rendere più veloci i 20 chilometri tra il distretto e il casello di Campogalliano, sull'Autobrennero; da lì inizia il trasporto delle piastrelle verso i porti del Mare del Nord e il resto del mondo.

Le liti sul tracciato, sempre a fianco del Secchia, hanno alla fine prodotto un risultato approvato dagli ultimi tre governi. Di qui nascono gli espropri sul percorso prescelto, con un iter amministrativo di tre passaggi sostanziali. Nel primo si comunica ai proprietari coinvolti di essere interessati al passaggio dell'opera, nel secondo si comincia a trattare sul prezzo a seconda dell'impatto sul podere, cioè sul danno. È evidente che se il passaggio rovina una piccola parte esterna e inutilizzata il danno è minore, ma se passa tra la casa colonica e la stalla, magari da abbattere, i costi si alzano. In conclusione: se non c'è un tracciato preciso su cui capire ciò che accade si discute sul nulla. E sono proprio le mappe dettagliate che mancano all'appello. Nelle lettere arrivate agli agricoltori si parla genericamente di possibilità di ricorso ma di fatto non è possibile far nulla. «Ho provato a chiedere le carte – dice l'agronomo Roberto Bandieri – per conto dei miei clienti ma mi hanno risposto che per l'emergenza virus non potevano avere contatti diretti. E quando ho chiesto di spedirmi tutto per via elettronica mi hanno risposto che era impossibile. Fine delle comunicazioni». Ma c'è chi non vuole rompere il tenue filo dei contatti: «Ai primi di febbraio abbiamo avuto una riunione con la società. Il capo delegazione era Emilio Sabbattini di Auto CS – sottolinea Alberto Notari, dirigente della Confederazione Italiana Agricoltori – Eravamo rimasti d'accordo su una procedura per gli accordi ma ai primi di febbraio ci siamo trovati alle prese con il virus. Le carte sul tracciato? Le stiamo aspettando»”. Però le lettere sono arrivate giusto a marzo e Duò (Coldiretti) è tassativo: «Devono comunicarci i termini della proroga, così come previsto dal decreto Conte. Devono mandare comunicazioni scritte, come nelle prime lettere. E se ne parlerà a emergenza finita». —



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