Nella Bassa modenese la minima è arrivata a toccare -7° «Può essere la mazzata Produttori in ginocchio»
Problemi anche per le barbabietole appena nate nei campi L’allarme di Alfonso Palmieri imprenditore di San Prospero
SAN PROSPERO. Nella notte tra lunedì e martedì scorso nelle campagne dell’Area Nord sono state raggiunte temperature decisamente gelide, provocate anche da un forte e freddissimo vento: e le piante già in avanzata ripresa vegetativa ed in fioritura hanno subito danni ingenti, ancora non quantificabili. Comprese le coltivazioni di barbabietole da zucchero, seminate da poco.
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Un autunno piovoso, un inverno caldo ed ora una primavera-inverno. Per l’agricoltura modenese non sono tempi facili e chi lavora in campagna da generazioni non può che fare riflessioni amare. Alfonso Palmieri è un conosciuto imprenditore di San Prospero (è stato anni fa anche preidente della Confagricoltura provinciale) dice chiaramente che ormai per il settore primario siamo alla lotta per la sopravvivenza.
Palmieri compara le gelate di questi giorni (nei suoi frutteti l’altra notte il termometro è arrivato a 6.9 gradi centigradi sotto lo zero, ndr.) a un fenomeno simile e che avvenne il 17 aprile del 1997: in una nottata si arrivò al 70% di danni nei pereti, dove tuttavia la fase fenologica delle piante era più avanzata con l’allegagione completata. Negli annali si ricorda poi che nel 2017 molti vigneti vennero decimati da una gelata tardiva mentre il 5 maggio 2019 in Appennino scese la neve, quando altrove si faceva il bagno in spiaggia…
«Gli agricoltori, mi permetto di dirlo – commenta Palmieri – sono antropologicamente individui diversi dagli altri. Noi amiamo la nostra terra e ad essa dedichiamo la vita, abbiamo una concezione distinta del tempo e dell’esistenza, anche con l’emergenza Coronavirus siamo operativi perché la nostra attività non può arrestarsi: noi dobbiamo seguire parallelamente il corso della natura e non molliamo mai, anche se la nostra categoria è politicamente debole e sindacalmente divisa. L’agroalimentare, il made in Italy, è una delle ricchezze che tutti ci invidiano, difendiamolo non con la retorica, ma con politiche mirate, coerenti e conseguenti; l’economia e le imprese hanno bisogno di decisioni chiare e rapide, non di chiacchiere e burocrazia soffocante. L’Europa dei fondatori De Gasperi, Adenauer, Schumann è l’Europa a cui noi abbiamo creduto e crediamo, non quella delle regole stringenti, della finanza e degli egoismi». Negli ultimi sei mesi in regione sono stati espiantatati circa tremila ettari di pereto. I prezzi dei prodotti agricoli non remunerativi, l’emergenza fitosanitaria causata della cimice asiatica, che perdura dal 2012 con danni sempre maggiori, fitopatie irrisolte, il ritiro da parte del Ministero di principi attivi per la difesa ed una globalizzazione senza regole sono l’elenco delle magagne, che si allunga sempre. Le proposte di risarcimento dei danni subiti dai frutticoltori nel 2019 solo in Emilia Romagna ammontano a circa 300 milioni di euro; la Ministra Bellanova ha replicato con uno stanziamento di 80 milioni suddivisi in 3 anni per 5 regioni del nord, a fronte di un danno complessivo che supera i 750 milioni, mentre esistono risorse comunitarie ‘ad hoc’ (fondi di riserva per le crisi di settore) che nessuno richiede. «Una vera beffa, il tutto nel silenzio generale. Istituzioni regionali e nazionali – dice Palmieri - ci hanno abbandonato. Parecchie nostre rappresentanze sono incompetenti o inadeguate e molti agricoltori non si sentono rappresentati. I costi di produzione ad ettaro dei nostri frutteti? 19mila euro l’ettaro secondo uno studio dell’Università di Bologna e con perdite dal 50 al 80% del prodotto, causa la cimice, si ha l’entità del danno». È sconsolato Palmieri, la cui azienda di famiglia può contare tra l’altro su una trentina di ettari coltivati a pere, in una delle zone della nostra provincia vocata a questa produzione.
Esiste in agricoltura una difesa contro le avversità atmosferiche? «Sì - risponde Palmieri - Una difesa passiva attraverso forme assicurative, indispensabili per le colture arboree, ma molto onerose, promosse dai Consorzi di difesa. Occorrono strumenti e forme mutualistiche nuovi e più moderni come l’assicurazione obbligatoria di tutte le produzioni agricole, già esistente in paesi più avanzati: dove sono il mondo agricolo e il Ministero?». —
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