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Coronavirus a Modena

Diario dalla zona rossa/3 Domenica senza la mia comunità

Miriam Ruggiero
Diario dalla zona rossa/3 Domenica senza la mia comunità

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Domenica 29/03/2020
 

Ore 10.00 – Le campane
Il suono delle campane della mia chiesa parrocchiale dapprima infrangono il silenzio delle strade poi si confondono con le sirene delle ambulanze …
La casa dorme, mi guardo intorno: in questo periodo di “# io resto a casa” l'alcool affianca i soprammobili antichi ...
Ore 11. 00 – Sola
Accendo la TV: un'atmosfera ancora una volta surreale ... io, cristiana,con il rosario di mia nonna tra le mani, in piedi davanti ad un monitor per ascoltare la Messa: le lacrime mi rigano il volto, perchè mi sento sola …
Davanti ai miei occhi scorre l'immagine dell'altra sera del Papa: solo, sotto la pioggia, la piazza di san Pietro, vuota …
Ed io mi sento come lui: completamente sola e persa senza la mia comunità parrocchiale: no, non è solo una mancanza spirituale, ma anche una lancinante mancanza fisica, di gesti, di condivisione ...
Mi manca Andrea che, con la sua figura statuaria, all'entrata della chiesa mi allunga il foglietto della Celebrazione eucaristica e mi dice “Buongiorno Miriam”, mi manca Stefania con il suo sguardo affettuoso, mi manca lo scambio di battute con Don Matteo e le nostre discussioni liturgiche e teologiche, di vita vissuta e di umanità, mi manca Don Federico, con il suo caloroso abbraccio ed il suo vivere in un'opera d'arte, mi manca il coro con il suo “Credo in unum deum” che mi fa sempre commuovere, mi mancano i ragazzi che suonano la chitarra con lo sguardo protettivo dei grandi, mi manca coordinare i servizi liturgici e la frase di Don Matteo “Miriam questa è una parrocchia, non un'azienda!” e di rimando Stefano che, a mia richiesta di disponibilità per le letture, mi risponde che ha già timbrato il cartellino, mi manca Giulietto, il mio figlioccio, che con la sua vivacità corre verso di me per scambiarci la pace …

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ore 11.30 – Un disperato bisogno di umanità
La cappella, da dove stanno trasmettendo la Celebrazione eucaristica in TV, è moderna con finiture e materiali simili alla mia chiesa parrocchiale: deformazione professionale oppure disperato bisogno di ritrovare un ambiente familiare, che mi è stato negato?
E' vero, non siamo una comunità perfetta, non siamo l'idillio che tutti sognano: anzi siamo anche una comunità che a volte si chiude su se stessa, con dissapori interni, egoismo ed individualismo …
Ma quando è arrivato il mio momento della stanchezza, quando ho sentito che la vita mi aveva dato prove troppe dolorose, che non ero più capace di continuare il cammino senza di lui, quando ero solo una viandante affaticata, quando mi sono fermata nel buio … allora lì, nella penombra il mio pastore Don Matteo non è andato davanti, non mi ha indicato la strada, ma si è seduto affianco a me ed ha pianto, ha pianto con me e per me …
Le persone della mia comunità, con la loro umanità, mi hanno semplicemente guardato, a volte anche da lontano: in questo ho riconosciuto lo sguardo amorevole del Padre ...
Ed anche in questo periodo, quando ci sentiamo, il primo pensiero è per mia mamma, sapendo che lei è quella più esposta a questa pandemia che ci disumanizza e che ci fa morire, soli …
Ora alla TV il sacerdote sta dicendo: “Anche in questo periodo, ci riconosciamo umani, seppur dietro una mascherina, ad un metro di distanza, dietro il monitor di una TV o di un cellulare ...”, ma è dura ...
Mi piego su me stessa e prego, sento che il Padre non mi giudica per la mia umanità, per la mia agenda, per la mia vita frenetica, per i miei sguardi mancati verso gli altri, per le mie azioni superficiali verso la Terra …

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Ore 13.00 – I sacerdoti chiusi in casa
Telefono a Don Matteo: gli chiedo come stanno e mi dice “Tutti bene e tutti chiusi in casa, non abbiamo mai pregato così tanto insieme!”.
Mi ricordano gli apostoli, dopo la morte di Gesù, chiusi in casa, impauriti, smarriti, senza la loro guida, il loro Maestro …
Gli chiedo di Don Marco, l'ingegnere degl uomini, che ha osato una scelta coraggiosa e che, “da pari a pari” mi ha insegnato, che le strade della vita non sono prestabilite …
Scherzo con Don Matteo, dicendogli che oggi non ha perso metà della sua comunità con le sue omelie coraggiose, con quello sguardo straordinario che sa guardare oltre ...
Ore 15.00 – Il sogno di una Chiesa accidentata
Scrivo sul gruppo whatsapp della parrocchia “Mi mancate tanto”: è l'unico modo per sentirci # distanti ma uniti ...
Leggo con la mia famiglia la proposta di Don Matteo per la liturgia domenicale, che arriva settimanalmente tramite mail …
Poi Lara, mia figlia adolescente, corre frettolosamente nella sua camera perchè ha la videochat con il suo gruppo parrocchiale: si ritrovano, si raccontano della loro vita in questi giorni, riflettono, organizzano attività per quanto possibile ...
Sono brandelli surreali di vita parrocchiale e, nell'attesa di riabbracciare le persone della mia comunità, continuo a sognare una “Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze” (Evangelii Gaudium - Papa Francesco).

MR

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