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Coronavirus a Modena

Modena Le mascherine lavabili delle coop vanno a ruba

Modena Le mascherine lavabili delle coop vanno a ruba

«E ora visiere antivirus» In due giorni venduti 57 mila pezzi alla grande distribuzione e alle farmacie Legacoop: «Prezzo imposto per evitare speculazioni. E 170 persone al lavoro»

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MODENA 5 marzo a realizzare mascherine con un trattamento sia antimicrobico che antigoccia fatte di un tessuto apposito lavabile almeno 100 volte».

Csc, che produce articoli per il bucato, la pulizia e la disinfezione, si occupa di commercializzare queste mascherine igieniche in confezioni da mille pezzi e a prezzo imposto: un singolo pezzo costerebbe invece 5 euro. Il tutto in modo che nessuno possa speculare ma anche che chi le produce possa avere un suo piccolo margine di guadagno.

E il fatto che siano riutilizzabili diminuisce l’impatto ambientale: un tema di cui ora non ci occupiamo ma con il quale, essendo le mascherine rifiuti speciali, dovremo presto fare i conti. «Abbiamo appena deciso di produrre ad un prezzo aggiuntivo di 90 centesimi una visiera in acetato da utilizzare con la mascherina – spiega Verasani – e continuiamo a ricevere richieste di collaborazione da nuove imprese. Adesso sono circa 160-170 le persone impiegate per questo progetto, in aziende tessili che avrebbero dovuto invece chiudere». Questi prodotti hanno come destinatari la grande distribuzione o le farmacie.

I tempi di consegna che intercorrono tra la produzione e l’arrivo a disposizione dei clienti?

Dai due ai cinque giorni. Proprio ieri il presidente della giunta regionale Stefano Bonaccini ricordava come il fabbisogno giornaliero per l’Emilia-Romagna ammonti a 350 mila mascherine chirurgiche e ad oltre 100 mila dispositivi FFP2 e FFP3. Andrea Caleffi della Nic.Fra snc di San Possidonio da una quindicina di giorni lavora per la Tecnoline, che gli ha commissionato il taglio di 50 mila mascherine al giorno, e che poi la sua ditta assembla. Tecnoline, per portare a termine questo lavoro, ha coinvolto altri due laboratori della zona.

«Io, mio fratello Gianfranco e i sei dipendenti dell’impresa di famiglia, creata nel 1973, siamo al lavoro 18 ore su 24. Facciamo andare le macchine da taglio la sera e la notte con mio fratello – spiega Caleffi – mentre i dipendenti vengono a turni di tre e di giorno stendono il tessuto per le mascherine. Qui nella zona artigianale ci siamo praticamente solo noi, stavamo per chiudere ma la Tecnoline ci ha chiamato e ora non ci sono più sabati e domeniche».

Collega in questa “avventura” è Daniele Berni della Professional Cut srl di Concordia, che lavora senza sosta con la moglie e due congiunti da quando è arrivata la commessa della Tecnoline: una ditta anch’essa destinata a chiudere altrimenti per i provvedimenti del governo. Anche singoli cittadini si sono attivati per confezionare e donare gratuitamente a chi ne ha bisogno mascherine ed altri dispositivi di protezione. È il caso delle due sorelle fioranesi Doris e Rosetta Cervino, volontarie legate all’associazione Sclerosi Tuberosa, che a casa hanno confezionato oltre cento mascherine da donare a personale di vendita dei negozi, infermieri, farmacisti, a chi lavora e non può stare a casa.

Hanno inoltre confezionato 40 visiere protezione viso per le colleghe di lavoro di Doris, al centro commerciale Panorama, che non possono stare a casa. Alcune signore di Castelnuovo Rangone, ne abbiamo parlato nei giorni scorsi, hanno realizzato per la locale Azienda di Servizi alla Persona mascherine protettive artigianali, grazie alle loro competenze manuali. — 

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