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Coronavirus. La storia/ Il culto di Maria che riaffiora nei tempi più bui

GIOVANNI DE LUNA
Coronavirus. La storia/ Il culto di Maria che riaffiora nei tempi più bui

Dall’Italia distrutta dalla guerra nel 1943 al “lockdown” di oggi dovuto al Covid 19

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Quando le nostre forze sono insufficienti a dominare le situazioni, quando nessuno può darti una risposta sull’andamento pazzo di questo mondo, allora ti accorgi di quel Crocifisso che non avevi mai notato perché quasi nascosto in un angolo della chiesa». È’ una frase in cui sembra riecheggiare il recente grido di dolore di papa Francesco, la disperazione di un totale affidamento alla sfera del sacro e del divino come estrema risorsa contro il male quando assume la configurazione catastrofica dell’epidemia o della guerra.

In realtà si riferisce a un altro contesto, forse per noi altrettanto drammatico.

A scriverla, in una lettera del 1943, è infatti una maestra elementare della provincia di Padova, Rina Troiani: dopo tre anni di un conflitto che si avviava a un esito terribilmente distruttivo, ci si sentiva inermi, indifesi, senza nessuna possibilità di proteggersi dalla morte che pioveva dal cielo e che si stava avvicinando anche via terra (nel luglio 1943 c’era stato lo sbarco alleato in Sicilia). E fu questo bisogno di protezione a sollecitare atteggiamenti sedimentatisi in tradizioni di lunghissimo periodo.

Nel vuoto apertosi tra gli italiani e il fascismo, nella disperazione dettata dall’incapacità del regime di dare risposte adeguate all’emergenza, si inserì con grande efficacia la Chiesa. Che in pratica si sostituì allo Stato. Nella guerra era impresso il segno del male del mondo, un male che si presentava anche con i colori della modernizzazione e della secolarizzazione. Stavano per dissolversi i tratti di quella società rurale, precapitalistica, frugale, morigerata sulla quale la Chiesa aveva modellato il suo insegnamento. La lettura della guerra come maledizione biblica fu l'involucro teorico della presenza capillare affidata alle parrocchie e affollata di gesti di carità . Funzioni pubbliche, giornate propiziatorie, recite del S. Rosario «pro pace» e turni di preghiera, accompagnati da esortazioni alla penitenza, alla modestia, alla fiducia in Dio scandirono le forme assolutamente eccezionali assunte allora dai comportamenti collettivi.

Per tutta la durata della guerra, le processioni registrarono sempre un grande concorso di fedeli. La mobilitazione di massa assumeva così nell'Italia in guerra i caratteri immutabili e destoricizzati delle pratiche misteriche, consegnandoci forme di devozione popolare destinate a scandire anche il clima infuocato dell'immediato dopoguerra fino a culminare nell'«anno dei miracoli», quel 1948 della vittoria democristiana alle elezioni politiche, in cui Madonne lacrimanti, sanguinanti, sfavillanti apparvero a bambini, adulti, vecchi.

Il messaggio di rassicurazione e fiducia che promanava dalle gerarchie ecclesiastiche, unito all’affidamento a un «materno» protettivo e caritatevole che segnò allora l’impetuosa ripresa del culto mariano, spiega oggi molte delle radici materiali e psicologiche del clima che per anni avrebbe segnato il panorama politico italiano. —
 

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