Pelloni: «Lascio Vignola meno indebitata»
L’ultimo Consiglio ha dato il via alla decadenza dell’ex sindaco leghista che va in Regione dopo 1100 giorni di governo
VIGNOLA
«No, non me lo sarei mai immaginato di terminare il mio incarico di sindaco con un consiglio comunale in teleconferenza e nel pieno di un'epidemia». È un primato tecnologico, quello di un'istituzione che continua a essere presente con le votazioni su uno schermo, di cui Simone Pelloni avrebbe volentieri fatto a meno. A 1100 giorni dalla sua elezione nel 2017 ha iniziato l'altra sera la procedura amministrativa che in pochi giorni farà di lui un'ex sindaco, per dedicarsi a tempo pieno all'incarico di consigliere regionale. L'incompatibilità tra i due incarichi ha portato lui fuori dal consiglio e, come i numeri di maggioranza indicano, a sostituirlo sarà Angelo Pasini, già sindaco di Guiglia e con una lunga esperienza amministrativa. Il bilancio di quasi tre anni di governo alla guida della città è fatto di chiaroscuri anche se, per carattere o per strategia, Pelloni non calca la mano sugli attacchi furiosi di cui è stato oggetto. Le opposizioni lo hanno accusato da subito di opportunismo per lasciare Vignola al successore in cambio del più remunerativo incarico a Bologna; lui ha replicato a tempo debito, ricordando i nomi dei primi cittadini del Pd che hanno fatto altrettanto. Ovviamente quell'argomento è chiuso.
È possibile fare un bilancio di tre anni lasciando da parte i “nastri tagliati”, l'ufficialità delle opere pubbliche in cantiere?
«Certo, perché noi abbiamo portato avanti anche progetti che erano stati approvati pure dalla scorsa maggioranza, senza pregiudizi. È il caso dell'area, ora trasformata in parcheggio, dove verrà realizzata la nuova stazione polifunzionale. Poi ci sono altri obbiettivi raggiunti, altrettanto importanti ma che si notano meno. Abbiamo dimezzato l'indebitamento, da 180 a 90 euro a testa per ogni vignolese. E poi la pulizia della città, il decoro delle aree verdi: il tutto riuscendo a diminuire anche del 7% la tariffa dei rifiuti. Volevamo fare il bis per l'anno in corso, limando ancora questa tariffa ma con il Coronavirus e i costi che ci saranno ogni programmazione salta. Ma non vorrei fare l'elenco della spesa delle cose fatte, che pure sono tante. Compresa l'ultima, con la permuta del magazzino comunale».
Avete votato anche una variante urbanistica davanti allo schermo di un computer?
«Sì, voto palese. Nessun dubbio sulla legittimità degli atti. C'erano i capannoni dell'ex fallimento Galassini. La nuova proprietà ha comprato anche un'area del Comune, pagato le sanzioni oltre a un robusto conguaglio e in più abbiamo una sede nuova per cartelli, transenne e tanto altro a cento metri dalla sede municipale. Una grande opportunità per quando ci sono feste e manifestazioni».
I ricordi personali che porterà in Regione?
«La stima che mi hanno manifestato persone più vicine alla politica, semplici cittadini e sconosciuti. Hanno detto che, nonostante la mia appartenenza alla Lega, approvavano il mio modo di amministrare. Le singole scelte per Vignola. E, ovviamente, mi dicevano di non avermi votato».
Un merito?
«Aver scavalcato gli steccati di partito nel riconoscere meriti a funzionari che non erano valorizzati. Ce ne sono due che erano esponenti del Pd o di organizzazioni dichiaratamente di sinistra che secondo me erano molto capaci e sottoutilizzati. Stanno dimostrando quotidianamente il loro valore».
Quando gli si chiede quali sono i ricordi più sgradevoli Pelloni esita a lungo. Il telefono restituisce l'imbarazzo, poi cerca di aggirare la domanda e finisce per tirar fuori una questione che gli pesa.
«Sa la cosa che dopo questi anni mi mette più in crisi? - ammette a fatica – Nell'Unione Terre di Castelli ci sono Comuni amministrati da maggioranze di diverso colore. Abbiamo messo da parte le divisioni e ci siamo concentrati sulle cose da fare. Ma sull'assistenza ad anziani e disabili siamo molto, troppo indietro. Oggi tutti tocchiamo con mano cosa vuol dire non avere posti letto per i casi gravissimi in ospedale, ma alle 150 famiglie in lista d'attesa per un posto in una casa di riposo e che restano fuori dalla porta, cosa diciamo?
Per me è stata dura ricevere le famiglie disperate, ascoltare i loro racconti, spesso in lacrime, con figli che non riuscivano più a gestire i genitori non autosufficienti e che non avevano i soldi per portarli nelle case di cura private. Mi sono portato a casa la loro sofferenza - conclude Pelloni - è difficile staccare quando sai che c'è chi si indebiterebbe per pagare 1500 euro al mese per un posto in convenzione ma non può assolutamente permettersi di pagare il doppio da un privato». —
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