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il caso 

«Cittanova, famiglie stremate Ora serve lo sforzo di tutti»

I lavori per la palazzina da 12 alloggi sono fermi da tempo. Gli avvocati:  «Soluzione possibile solo con un passo indietro»

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«Tutte le parti coinvolte devono fare un passo indietro». L’appello viene dagli avvocati Elena Lolli ed Enrico Cerutti, legali delle 12 famiglie rimaste invischiate nel “caso Cittanova”, dove i lavori per la palazzina Peep di via Pannunzio si sono arenati poco prima della fine. Uno stallo che ha portato le famiglie a cercare soluzioni in affitto o dai parenti, dal momento che gli alloggi avrebbero dovuto essere pronti un anno fa. E se nelle ultime due settimane sono stati fatti dei passi avanti - l’ipotesi è quella di cercare un accordo tra promissari e costruttore in modo da terminare i lavori - i legali ricordano che la strada è ancora lunga: «Gli sforzi profusi - spiegano - non inducono a pensieri di pronta soluzione nel breve periodo. I promissari hanno nominato un tecnico, che sta verificando lo stato dei lavori eseguiti. Al momento stiamo tentando una complessa operazione, richiesta in primis dall’assessore Vandelli, per fare la massima chiarezza sul monte debitorio ad oggi accumulato e sull’entità dei lavori ancora da eseguire allo scopo di valutare se e come poter rogitare al grezzo, facendo terminare i lavori all’appaltatrice Whitec. Una volta ottenuti i documenti richiesti e accertata l’entità dei lavori mancanti, tenteremo la strada della conciliazione. Ma per quanto le famiglie siano disponibili a erogare somme ulteriori - ancora tutte da definire - occorre fare chiarezza su un punto: tutte le parti coinvolte devono fare un passo indietro, rinunciando, anche proporzionalmente, a parte delle loro pretese. Anche volendo immaginare ulteriori somme di denaro da erogare, senza l’aiuto concreto della Banca di San Felice non sarà possibile arrivare ad alcun tipo di accordo. Per questo, stiamo chiedendo la collaborazione di tutti, in particolare dell’istituto mutuatario, senza il quale nulla di quanto prospettato potrà avere una reale concretezza. I promissari - chiudono i legali - sono già estremamente provati da oltre un anno di ritardi, e più passa il tempo, più sentono venir meno la speranza di una soluzione». —

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