Davide, lo scalpellino allontana gli spiriti cattivi
Santi, 40enne, è l’unico che in montagna tiene vive l’arte delle margolfe È una tradizione secolare. Ne sono state censite 27 antiche ancora sulle case
FIUMALBO
«Ci deve essere l'emozione, il mood giusto per mettersi lì con lo scalpello e creare su pietra un volto. Va preso quando passa, un po' come dice Vasco per l'ispirazione delle canzoni, che poi scappa via. Posso passare dei mesi senza vibrare un colpo. Poi arrivano delle sere che sto lì fino a mezzanotte: m'incanta il veder nascere qualcosa». Il fiumalbino Davide Santi, 40 anni, è il più giovane scalpellino della nostra montagna capace di realizzare margolfe. Un oggetto le cui antichissime origini sono in parte ancora avvolte nel mistero, un volto dalle fattezze stilizzate che si può trovare in diversi angoli d'Appennino ma soprattutto nel centro di Fiumalbo, dove è un orgoglio locale. Tanto che lo stesso Davide ne ha censito la presenza di ben 27 nella splendida cartina artistica realizzata da Dario Brugioni (quella affissa in municipio) con il cuore paesano: dall'Hotel Appennino alla Rocca, passando per le tante poste nelle aie. Secondo la tradizione, per tenere lontani gli spiriti cattivi. Ma tanti l'hanno messa, e la mettono ancora, anche solo come ornamento. «In origine doveva essere un volto dai lineamenti femminili, poi si è lasciata libertà alla fantasia» spiega Davide, che nella vita si dedica all'idraulica e si getta nell'arte per passione. Non solo quella figurativa peraltro: diplomato in chitarra blues, dopo l'epopea della Santi Band (3 album) si è da poco lanciato nel progetto dei “Men in Blues”, quartetto di cui è chitarra e voce. Nel fiumalbino a fare margolfe c'è anche “Gigetto”, che ne rilanciò la “moda” negli anni '80, quando tornò in voga il presepe vivente. E poi a Dogana i Morelli, padre e figlio. Ma Davide, oltre a essere il più giovane, ha cominciato ad esserne stregato già dai 10 anni, quando ha iniziato a dare i primi colpi. Già una vita ormai, con risultati d'arte che sono arrivati molto lontano: «Il 99% delle mie opere vanno via di qui – nota – da un paio d'anni ho cominciato a chiedere dove e mi hanno detto Pontedera, Firenze, Napoli, Roma... Fino al Giappone e l'America, dove le hanno portate turisti di passaggio poco tempo fa. È una bella soddisfazione pensare che un pezzo di Fiumalbo giunga fin là». In certe persone il senso originario dell'opera fa ancora presa: «C'è chi mi chiede se prenderla più grande porta più bene che prenderne una piccola – sorride – io dico che la cosa importante è che piaccia, perché ogni pezzo è unico e quel che c'è a disposizione oggi domani può non esserci più». NUOVE LEVE CERCASI Dall'anno scorso Davide sta cercando di attirare nell'arte anche i più piccoli: «Abbiamo attivato un bel progetto con la scuola primaria: si parte con un giro in paese cercando di trovarle tutte per poi passare a 25 ore di formazione su come si crea un volto, iniziando dalla creta. La curiosità c'è: speriamo che in qualcuno si mantenga negli anni, perché è sempre più difficile trovare giovani che scolpiscono. Per me il grande maestro fu il pievarolo Giuseppe Brugioni, che un giorno mi prese lì e mi diede due dritte su come si lavora la pietra che mi hanno aperto un mondo. Spererei che qualche nuova leva ci trovasse quel che ci ho trovato io: l'emozione, a ogni colpo, di creare un oggetto della tradizione sempre nuovo, che parla del passato ma anche di me». —
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