Giorgia va di corsa «Un messaggio rosa per la ricerca di fondi contro i tumori»
La 38enne testimonial della Fondazione Umberto Veronesi «Serve tanta forza di volontà e ignorare i pregiudizi estetici»
IL PERSONAGGIO
fRANCESCO DONDI
Giorgia Pisano, 38 anni, solierese doc e da un po’ trasferita a Mirandola per amore di Massimiliano “a cui devo riservare un grazie particolare, perché è sempre stato presente”. Giorgia ha sconfitto il cancro al seno e ora è una delle testimonial più operative di Fondazione Umberto Veronesi.
«Lavoro come grafica pubblicitaria in un’agenzia di Carpi, Gierre di Giancarlo Rovatti. Per me non è solo un lavoro - dice - è una passione: la comunicazione sta cambiando e solo chi sa cambiare mentalità ha la possibilità di andare avanti in questo mondo. I miei titolari sono come la mia seconda famiglia e li devo ringraziare (Giancarlo, Daniela e Eleonora), perché mi hanno sempre sostenuto in tutti i miei progetti e durante la mia malattia».
C’è poi la passione per la subacquea. «Amo viaggiare - ammette - e nonostante questo periodo critico non vedo l’ora di poter tornare su un aereo. Grazie a questa passione, che condivido con il mio compagno, ho conosciuto un Paese meraviglioso dove vivrei volentieri: il Madagascar. Ci sono tornata diverse volte, la gente è fantastica, si mangia bene, si fanno immersioni ed escursioni stupende e in più ho i miei amici Lele e Carlotta che lavorano proprio là. Il mio obiettivo mentre facevo chemioterapia è proprio stato “devo guarire per tornare in Madagascar” ».
Hai scoperto di essere ammalata nel marzo del 2016.
«Dopo vari accertamenti e visite, il primo giugno ho iniziato il mio percorso oncologico: 16 cicli di chemioterapia, l’intervento in quadrantectomia, 30 radioterapie più un farmaco monoclonale che ho fatto fino ad agosto 2017. Un periodo tosto, impegnativo, fatto di cambiamenti fisici come la perdita dei capelli, la mancanza di forze, la nausea perenne… ma non ho mai smesso di lavorare, di uscire e di sorridere. Oltre alla mia forza interiore, devo ringraziare tutto il personale del reparto oncologico di Carpi per avermi fatto sentire una persona, non un numero, per avermi coccolato. Sono stati i miei angeli custodi. In questo percorso ho conosciuto altre donne forti e meravigliose. Abbiamo condiviso i giorni di chemioterapia; ci sentiamo spesso e abbiamo fatto un gruppo su Whatsapp per sostenerci e sentirci sempre unite».
Com’è nata la collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi?
«Nell’ottobre 2018, mese della prevenzione del tumore al seno, ho partecipato alla Pittarosso Pink Parade, la manifestazione che si tiene a Milano per sostenere la ricerca scientifica di Fondazione Umberto Veronesi. Una camminata di 5 km tutta rosa. Lì ho scoperto che stavano cercando donne per il progetto Pink is Good Running Team edizione 2019. Dopo una decina di giorni, ho preso coraggio e mi sono candidata online…».
Cosa significa essere parte del progetto Pink is Good Running Team?
«Descriverlo è davvero difficile perché le emozioni che ho provato nel 2019 sono state tante e sarei pronta a rifare un altro anno così. Siamo partite a gennaio ad allenarci a Bologna con un preparatore della federazione di Atletica Leggera, Marco Simoni. Ci ha personalizzato gli allenamenti supportandoci e sopportandoci in quanto le terapie che stiamo ancora facendo a volte portano dolori alle articolazioni. Dovevamo completare una mezza maratona: 21 km. Questo numero mi risuonava nella testa, e ogni allenamento era una sfida con me stessa. Si migliorava piano piano».
Poi è arrivato il 27 aprile.
«La mezza maratona di Madrid. Il tempo si accorciava, le gambe si allenavano e in 23 Pink Ambassador, come rappresentati di Fondazione Umberto Veronesi, siamo volate in Spagna. Con Sara, che nella corsa è stata sempre con me perché avevamo lo stesso passo, siamo riuscite a terminare i 21 km. Grazie anche a Elisa, che è tornata indietro a prenderci: gli ultimi metri sono stati liberatori. Poi un’altra mezza maratona a Bellaria Igea Marina a maggio e la terza a Roma. Tante sfide, tutte diverse, tutte portate a termine».
Pink is Good Running Team prevede una raccolta fondi per finanziare borse di ricerca per ricercatori che dedicano la propria vita alla lotta contro i tumori femminili.
«Ho organizzato eventi e cercato di raccogliere più fondi. Con le 100 Pink Ambassador 2019 abbiamo raccolto più di 100mila euro attraverso la piattaforma di Rete del Dono. Con l’attività di personal fundraising, abbiamo contribuito a finanziare tre ricercatrici: Elena Pescarini, Federica Scalorbi e Magdalena Gryzik. Mi sono salvata grazie alla ricerca scientifica. Sono riuscita ad arrivare prima tra tutte le Pink come raccolta fondi e sono arrivata tra i tre finalisti al premio della giuria personal fundraising di Rete del Dono».
Quanto sono importanti i essaggi di rinascita?
«Sono fondamentali: io ad esempio utilizzo tantissimo i social e molte ragazze che non conosco mi hanno contattato perché si trovano ad affrontare la mia stessa battaglia. Chiedono una parola di supporto, un confronto, si sfogano. A me fa molto piacere perché vuol dire che riesco a trasmettere qualcosa di positivo. Il pensiero positivo ci porta a vivere meglio, a vivere più sereni. Bisogna essere grati alla vita ogni giorno specialmente se si ha una seconda possibilità».
Che messaggio ti senti di trasmettere a chi scopre e inizia la battaglia contro la malattia?
«Niente ferma il rosa, niente ferma le donne. Questo è il motto che Fondazione Umberto Veronesi ci ha insegnato e che abbiamo scritto in grande nella nostra maglietta rosa ufficiale. Niente ci deve fermare. Subito è una doccia fredda, ma facendo un passo alla volta, si lotta e molte volte, come nel mio caso, si vince. Datevi un obiettivo e raggiungetelo. “Devo guarire per…” “Voglio guarire per…” Ogni giorno me lo sono ripetuta, ogni giorno lottavo con tutta me stessa. Sorridete, non vergognatevi di uscire con la parrucca, senza capelli. Fregatevene dei pregiudizi. È la vostra battaglia e dovete scendere in trincea più forti che mai. Voglio ringraziare Fondazione Umberto Veronesi per avermi permesso di fare parte della loro grande famiglia. Soprattutto Simone Filigura e Giulia Veronesi che ci hanno seguito e continuano a farlo ogni giorno». —
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