«Trasformeremo insieme il parco XXII Aprile»
L’architetto Martina Corradini è nello staff dell’archistar Renzo Piano «Stiamo ascoltando tutte le associazioni, poi apriremo dei micro-cantieri»
«Quando io e i miei colleghi emiliano romagnoli Alessia Copelli, Stefano Davolio e Leo Piraccini abbiamo saputo che avremmo lavorato al progetto di Renzo Piano la sorpresa e la gioia sono state forti. Seguite subito da un po’ di agitazione visto che l’architetto e senatore a vita ha dedicato la sua vita professionale agli spazi pubblici. Lui ci ha molto consigliato anche se purtroppo ancora fisicamente non abbiamo potuto incontrarlo». Martina Corradini, 28 anni, di Carpi è uno dei quattro giovani professionisti emiliani che il grande architetto ligure ha deciso di coinvolgere nel progetto di riqualificazione del parco XXII aprile e zona di viale Gramsci a Modena. Il quartetto lavorerà quest’anno e il prossimo, coordinato dall’architetto modenese Matteo Agnoletto dell’università di Bologna, sul progetto “G124” di Piano legato al recupero delle periferie in Italia.
Architetto a che punto siete col progetto di Modena?
«Siamo alla prima fase, quella dell’ascolto anche se fisicamente abbiamo dovuto interrompere il dialogo con le tantissime associazioni che gravitano intorno al XXII aprile. Abbiamo scoperto che per quello spazio pubblico e zone limitrofe c’è molto amore e attenzione, per questo lo abbiamo scelto a suo tempo. Il parco ci ha quasi ‘chiamati’. Stiamo coinvolgendo in primis le associazioni legate al comitato Vivi il parco XX aprile».
Materialmente che fate?
«Abbiamo iniziato a pensare a possibili alternative architettoniche e sociali per l’area e intanto mandiamo molti questionari alle associazioni per comprendere bene il loro punto di vista. Questa è la prima fase. La seconda fase sarà quella della progettazione, cui seguiranno dei microcantieri, molto piccoli. Ancora è prematuro dire che faremo esattamente nel parco e quali saranno le varie funzioni, penso ci vorranno ancora un paio di mesi. Nessuno infatti, ovviamente, si immaginava di essere bloccati dal coronavirus. Ma alla fine sarà importante un’altra cosa».
Quale?
«L’ultima fase riguarda la gestione futura del parco perché Renzo Piano ci ha detto fin dall’inizio di ascoltare molto le persone. Lui tiene tanto alla partecipazione e ci dice: ‘Facciamo piccole cose, goccia a goccia, ma se le gocce sono tante si fa un mare’. Per questo ci sforziamo di essere attenti a ogni particolare».
Questo progetto a Modena insieme all’autore del Georges Pompidou di Parigi e di altri straordinari luoghi è il suo primo incarico?
«Mi sono laureata al Politecnico di Milano nel dicembre 2018 e poi sono stata a Cambridge e a Londra, dove ho lavorato allo studio Muf Architecture. E’ stata una grande opportunità orientata soprattutto agli edifici degli anni ’70 e agli spazi aperti. Mi hanno insegnato che occorre occuparsi appunto di ogni più piccolo particolare: panchine, salite per cambi di piano, tutto è importante nell’uso quotidiano di un luogo. Con Muf abbiamo costruito il Padiglione delle arti applicate alla Biennale Architettura di Venezia, altra esperienza utilissima».
Dopo il progetto “G124” con Piano?
«Al pari degli giovani colleghi farò la libera professione, partecipando ai concorsi e stando attenta alle opportunità». —
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