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Sicurezza 

Walid, primo agente della polizia locale a parlare l’arabo «Un valore aggiunto»

Stefano Totaro
Walid, primo agente della polizia locale a parlare l’arabo «Un valore aggiunto»

Il 28enne è tra le nuove reclute arrivate dopo il concorso «Voglio essere un esempio d’integrazione per i giovani»

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È tra gli ultimi arrivati ma già ha un’arma in più ed è l’unico per ora, a Modena, a poterla usare: si tratta della lingua araba, spesso fondamentale, per chi porta la divisa, in casi difficili, durante le indagini , utile a dirimere diatribe, fondamentale per capire e fare chiarezza. Walid Mezgaoui, 28 anni, origini marocchine, è il primo agente di polizia locale a Modena a parlare sia l’arabo che l’italiano «e metterò sicuramente questa mia opportunità - dice - a servizio della mia professione dei miei colleghi, uno strumento in più, un valore aggiunto». Il giovane Walid è una delle 11 reclute (altre 15 arriveranno in maggio) entrate ora a far parte del corpo di polizia locale di Modena dopo aver superato l’apposito concorso. Per il 28enne (che ha già una sorella nella polizia municipale, prima a Bomporto ora a Carpi) si corona un sogno. «Spero di poter essere un esempio positivo per altre generazioni di ragazzi - dice - siamo in un’era multietnica e multiculturale ma molti ragazzi, nonostante siano nati qui e capiscano che la società è più aperta, si sentono emarginati. A mio avviso l’emarginazione è una cosa dettata da se stessi. Non c’è la vera emarginazione, l’Italia è un bellissimo paese che offre tantissimo a tutti, io sono nato e cresciuto qui e mi sento totalmente italiano ma non rinnego le mie origini, anzi per me sono un valore aggiunto. E questo valore aggiunto sarebbe bello utilizzarlo per aiutare nell’integrazione, per vivere al meglio». Walid è nato a Scandiano ma ha vissuto sempre a Sassuolo, dove si è diplomato all’Elsa Morante. Ora abita a Rubiera, con la sua convivente. «I miei genitori arrivarono negli anni 80 da Casablanca. Io dopo la scuola, ho lavorato presso compagnie telefoniche, poi avevo avviato anche un’attività commerciale. Insomma, il lavoro andava bene ma avevo un sogno nel cassetto, quello di entrare nella polizia locale. E come diceva Nelson Mandela “un vincitore è colui che non ha mai smesso di sognare”». Qualche concorso andato male per cavilli, poi la svolta. «Un anno e mezzo fa spiega - c’è stata la scomparsa di mio padre. E questo mi ha fatto cambiare. Ho capito che la cosa più importante che abbiamo nella vita è il tempo, il resto è futile. Quindi il tempo che abbiamo dobbiamo sfruttarlo al meglio, facendo delle cose in positivo, per la comunità, per gli altri, impegnandoci in qualcosa che appaghi da questo punto di vista, in modo anche da essere un esempio positivo per gli altri. Da qui la mia forza nello studiare, dovevo passare quel concorso. Ho capito che entrare nella polizia locale era il mio obiettivo vero. Essere membro della polizia locale vuol dire aiutare a creare una reciproca convivenza tra i cittadini, contribuire a far rispettare le regole che una comunità intera di Modena si pone, per vivere in armonia». —

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